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David Biro, Cento giorni Il mio viaggio da medico a paziente, 2000, 2001 Ponte alle Grazie

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[Improvvisamente un medico trentunenne si trova gettato nel vortice di una malattia gravissima chiamata PNH (Emoglobinuria parossistica notturna). Per scampare ad essa sceglie il trapianto del midollo. Dopo alcuni anni narra l'esperienza vissuta facendoci intravedere i profondi cambiamenti avvenuti dentro di sé e nella sua vita]

“Sono un medico, ho trentun anni, ho appena finito l'internato e sono il recente acquisto dello studio di dermatologia di mio padre a Bay Ridge, Brooklyn. Mi sveglio, non mi vergogno a dirlo, con vigore giovanile: la vita è bella.” Così scrive nelle prime righe del suo libro-testimonianza, pubblicato quattro anni dopo la tragica esperienza vissuta, David Biro. Da lì a poco la sua vita improvvisamente subisce uno sconvolgimento profondo, per vari versi irreversibile. Una malattia rara chiamata PNH (Emoglobinuria parossistica notturna), una malattia gravissima, rompe l'incanto della sua esistenza fino ad ora vissuta all'insegna del successo, della realizzazione di sé, una vita che sembra schiudersi ad infinite possibilità (tra esse anche quella di narratore che David Biro coltiva parallela a quella come medico). Improvvisamente da medico si trova ad essere un paziente giovane a rischio della vita stessa. In poco tempo la diagnosi si profila in tutta la sua drammaticità. Una possibile strada è quella dell'utilizzo di una terapia farmacologica e di una osservazione attenta di come il suo organismo reagisce ad essa sperando in una risoluzione dei problemi in tempi lunghi, l'altra è quella del trapianto immediato del midollo, con tutto ciò che questo può significare. E' sulla propria pelle che ora si cimenta la medicina, vista in questi momenti anche con gli occhi di chi sta dall'altra parte, suoi e di altre persone che incontra e che non possono essere più comparse o sfondo della sua vita. David Biro sceglierà la strada del trapianto del midollo donatogli da una sua sorella. Si fa presto a dire trapianto. Un'idea di cosa possa significare viverlo può darla questa minuziosa testimonianza. “I primi cento giorni – gli dice il medico che ha in mano l'intervento e la sua cura – sono il periodo critico. Quello in cui si verificano gran parte delle complicazioni. Una volta superato quel punto, dovrebbe essere tutto a posto.” Sono questi giorni che l'autore racconta. E' impossibile dare un'idea anche vaga di ciò che accade in questo periodo e di come David Biro reagisca ed elabori tutto ciò. L'esperienza vissuta l'ha segnato profondamente. Ora vive da sopravvissuto, la sua esistenza è profondamente diversa da quella di prima, compromessa da una malattia per alcuni versi ancora misteriosa. Fare il medico ora, dopo quella esperienza, non è più la stessa cosa (ha più tolleranza ed empatia verso i pazienti gravi e più insofferenza verso chi ha patologie minori, ad esempio); vivere l'esperienza non professionale, limitata in vari modi e con un futuro davanti incerto e compromesso, neppure. Nonostante ciò la vita però per David Biro continua e il libro testimonia tutta la sua volontà di non ritrarsi da essa. Il lato diurno (della salute) e quello notturno (della malattia) - parafrasando Susan Sontag che l'autore stesso cita all'inizio della sua narrazione - non sono ora più scissi dentro di lui.(G.M.)

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