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Testimonianza / Milena Massari, Vite a termine Quando un medico lotta per la propria vita, 1997 Sonzogno

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All'età di trentasei anni irrompe nella vita di un medico il cancro.

Le sono tutti attorno ma non si è mai sentita così sola (p.71)

Seguendo le orme del fratello Milena Massari studia medicina e diventa anch’essa medico. Dopo un periodo di lavoro frustrante e saturo di conflitti in un ospedale di periferia (dove verrà anche sospesa dal servizio per tre mesi per aver evidenziato per iscritto le disfunzioni del lavoro cercando miglioramenti), ritorna al Policlinico di Milano dove aveva svolto il proprio tirocinio. Con il passare del tempo, sul campo la poesia della medicina si è gradualmente stemperata nella prosa della routine di tuttii giorni. Bene o male è riuscita a farsi le ossa. Le illusioni della primissima fase sono tramontate da tempo. Ora sa-sente-sperimenta che Il lavoro è duro, ancora di più se si è una donna. Tutti vivono di corsa, qualcuno anche a rotta di collo, anche se non sempre per scelta quanto piuttosto per riflesso condizionato. Lei non vuole assolutamente ‘camminare sulla faccia degli altri’, non sopporta i machiavellismi e il clientelismo di cui sembra soprattutto fatta la vita professionale, è arrivata a un punto in cui forse cerca solo una sua nicchia in cui poter lavorare il più possibile con professionalità e coscienza. In certi momenti si domanda se è davvero fatta per fare il medico (tra l’altro il fratello ha abbandonato la professione medica per intraprendere quella di giornalista). Non succede mai niente nella sua vita, pensa malinconicamente ogni tanto (non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe amaramente rimpianto la sua vita malinconica e routinaria). Quando ad un certo punto il lavoro sembra sorriderle, quando sembra aver trovato la nicchia che da tempo cerca ecco che appare nella sua vita il cancro, azzerando-trasmutando-sconvolgendo tutto. Milena ha trentasei anni e la vita le sembra improvvisamente crudelmente assurdamente finita. E’ sui suoi primi mesi di malattia che è centrata la narrazione – in terza persona in forma di diario, drammatica, ricca di tante osservazioni-riflessioni, e, per quel che ho sentito leggendola, onesta, sincera, essenziale, autentica, vera. Viene resa pubblica (in questa seconda edizione con l'aggiunta di un capitolo, la prima edizione è del 1990 presso Rizzoli) dieci anni dopo questo periodo (infinito) infernale nel quale oltre al dolore associato alla malattia se ne sommeranno altri altrettanto insopportabili. Nell’anno della pubblicazione Milena Massari lavora ancora al Policlinico di Milano, è tornata da tempo, nonostante tutto, a fare il medico. Essere stata catapultata dall’altra parte ha però sicuramente mutato in profondità il suo modo di svolgere la professione. Molto probabilmente è proprio la speranza di comunicare questo mutamento ad averla spinta a donarci questa testimonianza, ricordandoci ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno, purtroppo ce n’è, che vivere è soprattutto condividere. (G.M.)

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