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L' esperienza di un aspirante documentarista - Gilberto Mussoni

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Alcune riflessioni su un prolungato e altalenante lavoro di confronto con l'esperienza rilasciata per iscritto da altri operatori.

 

Rapporto con la narrazione dell'esperienza dei colleghi

Ti è mai capitato di leggere materiali (testimonianze, storie di vita professionale) che riportavano esperienze di tuoi colleghi o di altri operatori socio-sanitari, o di vedere programmi di documentazione video che avevano i tuoi colleghi o altri operatori socio-sanitari come protagonisti? Se sì, che ricordi hai di queste esperienze?

Conosci qualcuno dei tuoi colleghi che ha fatto questa esperienza? Se sì, ne avete mai parlato e che idea te ne sei fatto?

L'esperienza di un aspirante documentarista / Gilberto Mussoni

Da molti anni è presente in me, seppur altalenante, l'interesse verso l'esperienza e la conoscenza-competenza acquisita da altri colleghi di lavoro, della mia o di quella di altre professioni dell'ambito socio-sanitario. Quando parlo di conoscenza-competenza non penso necessariamente, nemmeno prevalentemente, a quella strettamente tecnica (specifica di una professione) ma a qualcosa di trasversale a tutte le professioni, a quell'insieme di conoscenze-capacità-abilità-sensibilità (nota 1) difficile da definire ma che potrebbe essere utile cercare di sviluppare per accrescere la nostra capacità di prenderci cura degli altri (nota 2). E' stato questo interesse che mi ha spinto per un certo tempo a provare a narrare alcuni momenti della mia esperienza, a cercare di incoraggiare certi operatori a narrare la loro, a reperire la letteratura già presente sul tema per conoscerla. L'idea-convinzione che reggeva questa attività era che anche dalla narrazione delle esperienze lavorative potesse venire un contributo conoscitivo in questa direzione.

Senza fare una ricerca sistematica che avrebbe richiesto energie che non avevo ho comunque letto nel tempo vari materiali (testimonianze, storie di vita professionali, documentazioni-narrazioni di esperienze), da libri pubblicati in case editrici importanti, a materiali pubblicati per una circolazione prevalentemente locale o assai limitata fuori, a materiali grigi (un materiale grigio è uno scritto a circolazione ridottissima, che spesso finisce per essere disperso). Mi è capitato di vedere anche materiali video in cui gli operatori avevano uno spazio, una voce.

Che ricordi ho di queste esperienze?

Cominciamo con l'esperienza della lettura dei libri pubblicati in case editrici importanti (per fare un esempio ne cito due, legati al mio ambito professionale, quello educativo/psico-socio-terapeutico: A.S.Neill, Summerhill, Rizzoli 1979, A. Makarenco, Poema pedagogico, Editori Riuniti), libri scritti da personalità che sono divenute riferimenti per alcuni operatori del settore. La lettura di questi libri è stata importante per me, soprattutto nella prima fase della attività lavorativa. In essi era descritta una realtà operativa concreta, ed era indicata-prefigurata una risposta possibile, ideale, a problemi vicini a quelli che dovevo affrontare. Davano speranze, indicavano direzioni, visioni teoriche che contenevano e inquadravano la realtà di cui mi occupavo, mostravano che era possibile trovare risposte ai problemi che certe persone esprimevano, ai loro disagi. Ricordo il sollievo e l'entusiasmo che tali letture suscitavano in me. Con il tempo (quando la mia vita professionale era già assai prefigurata, quando avevo anni di lavoro alle spalle) la lettura di libri simili ha cominciato a produrre in me anche qualcos'altro: un certo fastidio, un misto fra tristezza-depressione e rabbia. Pur continuando a sentire utili tali letture ho cominciato a vederne-sentirne i limiti, limiti che sono venuti a chiarirsi pian piano dentro di me. Fondamentalmente questi libri si presentavano come modello ideale per altri, erano troppo ripuliti delle infinite difficoltà che operare comporta, troppo lontani da quella che è l'esperienza reale che il più delle volte le persone che lavorano tutti i giorni incontrano. Invece di sollevarmi e di prospettare strade ora sembravano a volte misurare il mio fallimento. Erano irritabilmente troppo perfetti, volevano essere troppo perfetti, quindi finivano per essere troppo distanti dalla realtà. Sicuramente è nato anche da ciò il mio bisogno di ricercare-costruire un'altra letteratura.

Veniamo ora al materiale scritto per una circolazione ridotta e al materiale grigio, prodotto da operatori come me. Come dicevo mi sono occupato di documentazione-narrazione di esperienze professionali (in ambito prevalentemente educativo) per vari anni e quindi ho cercato di verificare quanti e quali materiali di questo tipo circolavano e di incoraggiare persone e piccoli gruppi a produrli. In sintesi cosa ho verificato? Che i materiali di questo tipo erano pochissimi, che quei pochi esistenti andavano dispersi, che su di essi raramente avveniva un confronto serio-approfondito, che gli operatori avevano molte buone ragioni per rifiutarsi di fare un tale lavoro, che i materiali prodotti erano purtroppo a volte anche di una qualità molto bassa dal punto di vista conoscitivo (sbrigativi, formali, scritti in burocratichese, oppure troppo sbilanciati sul piano emotivo, o a volte sovraccarichi di inutili e sproporzionate parti teoriche). La loro lettura il più delle volte era per me una delusione, sapevo-sentivo che gli operatori avrebbero potuto dire molto di più, e molto meglio. Ancora di più era deludente il fatto che non si potesse discutere più di tanto su di essi per cercare di migliorarne la qualità. C'è voluto non poco tempo per capire il perché di tutto ciò e per trovare quindi un rapporto più equilibrato con essi (e con le loro insufficienze e mancanze).

Quel che ho detto sul materiale a circolazione ridotta o per il materiale grigio vale più o meno nei confronti del materiale video visionato. Raramente in esso lo spazio per gli operatori era ampio e ben utilizzato, raramente il materiale prodotto veniva commentato-discusso per migliorarlo. Al piacere momentaneo connesso al vedere operatori parlare del loro lavoro e di sé stessi si associava spesso la delusione del constatare che era stato detto veramente poco di ciò che effettivamente si faceva, che si era rimasti solo nello strato più superficiale della realtà.

Un'ultima osservazione, sull'ultimo quesito. Colleghi che hanno narrato-documentato con una certa continuità e sistematicità il proprio lavoro a pensarci bene non ne conosco, mentre mi sono confrontato e ho collaborato per non poco tempo con persone impegnate in altri territori a incoraggiare-sostenere altri a farlo. Questa però è un'altra storia.

Note

Nota 1
Saper ascoltare e sapersi ascoltare, sapersi avvicinare al pensiero e al vissuto dell'altro volta a volta presente situazione per situazione, sapersi contestualizzare, sapere cooperare, coordinare, collaborare, saper progettare, saper valutare, saper gestire i conflitti, sapersi opporre a certe decisioni e situazioni e cercare di organizzare un cambiamento, sapersi muovere in situazioni nuove, imprevedibili, saper inventare, saper convivere con la confusione e l'approssimazione, ecc
Nota 2

Spesso negli ultimi anni porsi un simile obiettivo mi è sembrato, e mi sembra ancora, molto presuntuoso, ridicolmente presuntuoso. D'altra parte non è assai più presuntuoso e più sciocco pensare di avere già più che a sufficienza le capacità elencate nella nota sopra?!

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