loga ausl della romagna
Rimini
Qr Code
URL della pagina
 

Un impegno nel cambiamento - Gilberto Mussoni

Inserito in Esperienze e testimonianze - Ultima modifica il:

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Alcune riflessioni e considerazioni su esperienze di documentazione-narrazione della propria esperienza e sulle difficoltà incontrate nel portare avanti questo lavoro.

La narrazione della propria esperienza

Hai mai pensato di lasciare testimonianza della tua vita professionale, di una tua esperienza di lavoro? Se sì, puoi raccontare quando è avvenuto e cosa poi ti ha fatto desistere o portare avanti l'esperienza?

Un impegno nel cambiamento / Gilberto Mussoni

Ho pensato spesso e lungamente di lasciare testimonianza della mia vita professionale, di alcune esperienze vissute. Non poche volte ho desistito dal farlo, altre invece sono riuscito a portare a termine un lavoro di narrazione-documentazione e a metterlo poi in circolazione (una circolazione sempre molto limitata). La prima volta che ho reso pubblico uno scritto su una mia esperienza professionale è stato quindici anni fa, nel 1990 (nota n°1). Dopo di allora, con varie pause, ho continuato con alcuni opuscoletti e un libro (nota n°2) che documentavano-narravano alcune esperienze svolte nel campo educativo-riabilitativo-sociale, poi per vari anni ho interrotto questo lavoro. Solo ora con l'apertura di questa parte del sito sto riprendendo quell'attività. Da aggiungere c'è il fatto che nel periodo in cui sono stato molto attivo ho cercato (come operatore di un centro di documentazione) anche di incoraggiare attivamente altri a fare altrettanto.

Cosa mi ha spinto a diffondere alcuni miei scritti negli anni passati, poi a star fermo per molto tempo, e a ritornare a questa attività ora?

Se ripenso a quel che è accaduto mi rendo conto che nel passato ho scritto e pubblicato per ragioni che mi sembrano fondamentalmente costanti ma anche per motivi volta a volta leggermente diversi, a seconda della situazione in cui mi trovavo ad operare. Lo stesso ragionamento si può trasferire rispetto ai tentativi intrapresi (o desiderati) e poi falliti (o abbandonati). Non ha senso tentare di ricostruire nel dettaglio - non sarei in grado di farlo neppure se lo volessi - cosa è accaduto volta per volta. Mi limiterò quindi solo a qualche sintetica osservazione di carattere molto generale.

 

A spingermi a lasciare testimonianza sono state, prima della lunga pausa di cui ho parlato sopra, varie situazioni-considerazioni-convinzioni-esigenze, compresenti. Ne elenco alcune:

-          la grande importanza attribuita per molto tempo all'impegno lavorativo

-          il viverlo come una ricerca continua

-          l'immaginare possibile il governo dei servizi tramite la conoscenza e la competenza

-          l'aver sperimentato situazioni operative non sempre ben organizzate, certamente migliorabili

-          la consapevolezza-convinzione che la crescita professionale e dei servizi non poteva essere tale senza uno scambio continuo e approfondito (anche critico, conflittuale) con altri colleghi e con altre persone che svolgevano professioni affini, simili, vicine

-          l'aver pensato che questo scambio per essere approfondito avesse bisogno anche della scrittura e della lettura (da molto tempo ero un appassionato lettore e prima di pubblicare avevo sperimentato per molti anni la scrittura tramite un diario), esperienze per me importantissime

-          l'idea-convinzione che anche un operatore di base potesse dare un contributo alla individuazione di buone prassi

-          l'idea-convinzione che svolgendo un lavoro sociale avevo fatto un patto non solo con chi dirigeva le istituzioni in cui operavo ma anche con i cittadini ai quali dovevo non solo la qualità del servizio educativo-riabilitativo-terapeutico ma anche una documentazione della attività svolta e la possibilità di confronto su quel che si faceva

-          l'idea-convinzione che la pratica del confronto e l'abitudine alla trasparenza potessero essere una sorta di solvente inserito in certe deleterie (rigide-dure, oscure, paralizzanti di determinati miglioramenti) modalità di gestione del potere nelle istituzioni

-          (spero non troppo da) esigenze esibizionistiche e narcisistiche o da convinzioni   tendenzialmente deliranti (tipo di avere solo io qualche verità importantissima da diffondere)

-          l'ingenuità (solo negli ultimi anni ne ho preso piena consapevolezza) nel pensare che moltissime persone avevano il mio stesso rapporto con il lavoro e più o meno i miei stessi bisogni e ideali, ingenuità che mi portava a credere che fosse facile per loro capire il senso del mio testimoniare e indurle a fare altrettanto. Questa ingenuità mi ha spinto a superare molte fatiche e molti ostacoli

-          una visione semplicistica del ruolo del potere nelle istituzioni (solo negli ultimi anni ne ho preso consapevolezza). Se avessi avuto allora la consapevolezza che ho ora di questo mi chiedo se avrei percorso con tanta determinazione quella direzione di impegno.

 A fare arenare i progetti di documentazione-narrazione iniziati penso sia stato soprattutto (non in ordine di importanza):

-          il verificare che a volte non mi riusciva per nulla di esporre quel che era accaduto e quel che pensavo e sentivo tramite la scrittura

-          lo scarsissimo interesse, a volte anche l'ostilità, mostrati dagli operatori ai materiali prodotti e alle occasioni che questi potevano-dovevano creare per scambi e confronti

-          la fatica che costava produrli (un lavoro, tra l'altro, sempre collocato al di fuori dell'orario di servizio)

-          il timore di essere frainteso

-          un certo pudore e una certa riservatezza propri del mio carattere

-          il verificare che praticamente pochissimi colleghi condividevano con me questo impegno e che anche chi gestiva l'istituzione in cui operavo diventava troppo ambivalente (spaventato?) a riguardo.

 Ho accennato sopra ad un lungo periodo di pausa dell'impegno in questa direzione. Non posso neppure accennare a cosa è accaduto in questi anni. Troppe cose sono mutate rispetto a prima. E' mutata la fiducia (una fiducia ora molto più fragile, assai più precaria) che avevo un tempo nel potere di cambiamento della conoscenza e della competenza, è mutata la consapevolezza del peso che le logiche di potere hanno nella vita istituzionale e lavorativa, è mutato il ruolo che ha il lavoro nella mia vita e con ciò un po' tutto. Profondamente mutato è anche il contesto istituzionale e socio-culturale più generale nel quale mi trovo ad operare.

 In questo quadro completamente diverso ho deciso di continuare l'impegno, nonostante il lavoro passato non abbia dato risultati particolarmente significativi. Perché questa "scelta"?

Forse le ragioni sono principalmente due:

-          nonostante i cambiamenti avvenuti vedo ancora un senso, seppur più debole e fragile, in questo lavoro

-          lavorare in un quadro completamente mutato riattiva ancora in me la passione per la ricerca in ambito lavorativo, fortunatamente ancora viva.

Note

Nota n°1
Mi riferisco a Gilberto Mussoni, Dal mondo interno alla comunità, 1990 Theut, Rimini, resoconto dell'esperienza di sette anni di lavoro in una comunità terapeutica per fanciulli-preadolescenti con diagnosi di psicosi e di disturbi gravi della personalità.

Nota n°2
Gli opuscoli documentavo l'esperienza di due gruppi educativi e di un centro di documentazione, il libro è: Gilberto Mussoni, Insieme contro la depressione Diario di un operatore volontario in un gruppo di auto-mutuo aiuto, 1997 Theut, Rimini.

Questo sito non fà uso di cookie di profilazione di terze parti. Utilizza solamente cookie "tecnici" emessi direttamente dal sito per scopi editoriali o per permettere l'erogazione di servizi. Per maggiori dettagli leggere la "privacy policy"