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Julie Gregory, Malata per forza, 2003, 2004 Corbaccio (riedizione TEA 2008)03

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Essere costretta ad immaginarsi e presentarsi come malata e quindi essere sottoposta a inutili e distruttive terapie per anni da una madre perversa e malata a sua volta abusata… Non una classica storia patologica a due tra madre e figlia però… qualcosa di molto di più: la rappresentazione delle infinite ramificazioni di un abuso.

Non so se riuscirò a trovare parole adeguate per presentare questa testimonianza terminata proprio ora, dopo averne più volte interrotto la lettura probabilmente per ingoiare e metabolizzare il magone che mi nasceva dentro ogni volta che ne leggevo una parte e forse anche per darmi il ritmo giusto per vivere (per quel che può permettere la lettura) davvero l’esperienza dell’autrice. Un libro come questo lascia a mio parere non un segno ma tanti in chi riesce a leggerlo ed è molto di più di una testimonianza. E’ sì prima di tutto la storia di un abuso (sulla persona che narra in prima persona in particolare ma anche su tanti altri) prolungato, subdolo, continuo (l’essere stata forzata ad immaginarsi e a presentarsi malata e quindi sottoposta a inutili e distruttive terapie per anni e anni per perverso e patologico volere di una madre a sua volta malata e abusata e per la complicità patologica perversa ingenua inconsapevole pigra codarda di tanti altri) ma anche altro:
- un caso esemplare di narrazione in cui è nel contempo evidenziato sia ciò che avviene dentro di sé (dentro la persona che narra) sia attorno a sé facendoci vedere-toccare con mano quanto una patologia possa essere ramificata e collusa con le risposte che ad essa si danno; 
- un esempio in cui le esperienze emotive e la vita reale sono strettamente connesse e integrate;
- un esempio di narrazione viva, attenta ad ogni presenza, capace di trasportarci non solo nella mente e nel cuore delle persone che volta a volta entrano in gioco ma anche all’interno dei luoghi, degli ambienti, dei modi, in cui vivono
- un esempio di impegno e di rigore etico e civile.
Non voglio aggiungere altro ora. Solo un’ultima osservazione: il testo è a mio parere di interesse sia per gli operatori sociali sia per quelli sanitari e potrebbe essere occasione di fecondi confronti.

Julie Gregory – è scritto in interno di copertina – è nata nel 1969, ed è cresciuta in Ohio. Scrive e tiene conferenza sulla sindrome di Munchausen per procura (così viene chiamato scientificamente ciò che ha vissuto). Studia psicologia alla Sheffield University in Inghilterra. Vive negli Stati Uniti. (G.B.)

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