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Si può fare / Italia 2008 / Regia di Giulio Manfredonia

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[Un gruppo di persone con problemi psichiatrici esce da una logica assistenziale e sperimenta l'esperienza lavorativa, una nuova vita]

Siamo a Milano, nei primi anni '80. Nello è un sindacalista dalle idee forse troppo liberali per stare nel sindacato e forse troppo sindacalizzate e di sinistra per stare come chiunque nel mercato. Ritenuto in ogni caso scomodo all'interno del sindacato gli viene proposto l'incarico di direttore della Cooperativa 180, un'associazione di malati di mente usciti (grazie alle lotte antiistituzionali degli anni passati e alla legge 180, chiamata anche legge di chiusura dei manicomi, o legge Basaglia) dal manicomio e impegnati in (inutili) attività assistenziali. Qui Nello propone subito ai pazienti un nuovo modo di stare nella associazione, chiedendo loro di affrontare i rischi, l'avventura, di sperimentarsi in un vero lavoro. Nonostante il contrasto con lo psichiatra che ha in mano la cura dei pazienti e i timori dei pazienti stessi riesce a costituire, con l'appoggio di un altro psichiatra di formazione basagliana, una cooperativa e ad avere varie commesse di lavoro. La vita dei pazienti, come le loro terapie (riduzione notevole degli psicofarmaci), cambia radicalmente uscendo, non senza drammi, dalla limitatezza e letargia di prima. Il film, come è detto felicemente in una recensione, sfiora “appena la drammaticità senza spettacolarizzarla” [e] “in favore di un impianto arioso, ridente, talvolta comico, [letizia] lo spettatore con una commedia (umana) che diverte e allo stesso tempo fa riflettere.” (G.M.)

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