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La stanza del figlio / Italia 2001 / Regia di Nanni Moretti

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[Uno psicoanalista (Giovanni) e la sua famiglia si trovano improvvisamente di fonte al dolore ininterpretabile-incomprensibile della morte di un figlio-fratello adolescente. Nel tentativo di sopravvivere a questo evento nasce la scelta di Giovanni di abbandonare la professione.]

Giovanni (Nanni Moretti), psicanalista-psicoterapeuta, ha una attività professionale ben avviata e una vita famigliare almeno apparentemente tranquilla, normale. Certo i problemi con i pazienti non mancano e anche a volte una certa noia e stanchezza al lavoro. Nel complesso però sembra aver trovato quel giusto modo di coinvolgersi e distaccarsi nel contempo che sembra necessario al lavoro analitico. E’ difficile dire se e quanto serpeggi in lui un momento di crisi professionale, un bisogno di ridefinire il senso del proprio lavoro. In ogni caso la morte improvvisa del figlio Andrea in un incidente evidenzia una incapacità progressiva ma anche assai rapida a continuare un lavoro terapeutico. Il dolore degli altri, amplificato dal proprio, è ormai diventato intollerabile. Ma il problema non è solo in un aumento di quantità, sembra anche in una perdita di senso nei confronti del lavoro psicoterapeutico. Quanto sia influente l’una cosa o l’altra sembra che neppure Giovanni lo sappia. Il film coglie solo l’inizio di un momento di crisi che pur essendo di grandissima sofferenza sembra anche, in certi momenti almeno, di liberazione da una vita professionale che tende a distaccare il protagonista dalla vita, da un rapporto vero, di autentica vicinanza agli altri. (G.M.) 

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