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Prendimi l’anima / Italia 2002 / Regia Roberto Faenza

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[Una giovane donna con problemi psichiatrici diventerà poi medico-psiconalista-educatore. Una storia vera ricostruita dopo molto tempo tramite il ritrovamento dei diari e della corrispondenza. Un nuovo capitolo della storia della psicoanalisi, della psicologia analitica, dell’educazione. Soprattutto però il ritratto di una donna appassionata, coraggiosa, indipendente.]

Sabina Spierlein, giovanissima ebrea di origini russe, viene ricoverata nel 1904 in un ospedale di Zurigo e affidata alle cure psichiatriche del giovane Carl Gustav Jung. E’ la sua prima paziente. La diagnosi è d’isteria ma, dirà lo stesso Jung (di Faenza), c’è molto di più. La terapia ha successo, anche se non si sa certo dire quanto questo sia frutto della tecnica utilizzata o di un rapporto d’amore che nasce tra i due. Per più ragioni (il fatto che Jung sia sposato, il timore che il pupillo di Freud si invischi in uno scandalo compromettendo la nascita della nuova scienza-terapia, …) quest’amore non può essere più di tanto vissuto e deve dolorosamente recidersi. Sabina da paziente diventa poi medico e psicoanalista e dopo essersi sposata torna in Russia dove si impegnerà con grande entusiasmo (sono i primi anni della rivoluzione russa quando ancora Lenin è vivo) alla costruzione di una esperienza educativa chiamata l’Asilo Bianco. L’ostilità alla sua indipendenza di pensiero del sistema staliniano prima e l’occupazione nazista e la persecuzione nazista poi (morirà uccisa dai nazisti, insieme alla figlia, in una sinagoga nel 1942 a 57 anni) faranno precipitare inesorabilmente la sua vita. E’ tramite il tardo ritrovamento (anni settanta del novecento) del suo diario e della sua corrispondenza con Jung che si è potuto ricostruire la sua storia. Questo film la fa conoscere anche ai non addetti ai lavori, al grande pubblico, togliendo dall’oblio la vita di una donna appassionata, coraggiosa, indipendente, prima ancora che valente psicoanalista ed educatrice. (G.M.)

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