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Don Milani. Il priore di Barbiana / Italia 1997 / Regia Antonio Frazzi e Andrea Frazzi

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Una ricostruzione del lavoro educativo di Don Lorenzo Milani contro una scuola separata dalla vita, costruita di fatto per allontanare la popolazione più povera dalla istruzione e dalla conoscenza e quindi da una effettiva partecipazione alla vita civile e politica.

Prodotto dalla RAI il film racconta l’esperienza educativa e didattica della scuola popolare di Barbiana (Barbiana è un borgo in provincia di Vicchio, nel Mugello, a pochi chilometri da Firenze) fondata da Don Lorenzo Milani (1923-1967) nella seconda metà degli anni cinquanta e diventata poi un importante riferimento (non solo per coloro che svolgevano pratica educativa) per una critica alla scuola tradizionale, separata dalla vita, classista, costruita di fatto per allontanare la popolazione più povera dalla istruzione e dalla conoscenza e quindi da una effettiva partecipazione alla vita civile e politica.

Don Milani è stato mandato dalla curia a Barbiana, un borgo isolato di poche anime, affinché si ravveda, nella speranza che smetta di occuparsi come aveva fatto fino allora della povertà e delle ingiustizie sociali e svolga un apostolato più spirituale. Ma il disegno delle autorità ecclesiastiche non va a buon fine. La passione per la giustizia sociale, l’amore per i più poveri, il desiderio profondo di educare coloro che sembrano eternamente condannati a diventare gli ultimi, intensi e fortemente radicati in Don Milani, si prendono la rivincita.

Non conosco a tal punto Don Milani da poter valutare quanto il film si discosti nei dettagli da una fedele rappresentazione della sua figura ma posso sbilanciarmi dicendo che la ricostruzione fattane è molto vicina a quella che io stesso ho in mente, frutto delle letture a suo tempo (molti anni fa) fatte. Vedere questo film quindi mi sembra anche un buon modo per iniziare una sua conoscenza, per accostarci ad un modo di concepire e vivere l’attività d’insegnamento ed educativa che si opponga a quella spesso futile, inutile, superficiale, discriminante, separata dagli interessi profondi delle persone (siano esse minori o adulti) ancora oggi tanto diffusa. (G.M.)

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