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Carandiru / Brasile-Argentina 2003 Regia di Hestor Babenco

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Nel più grande carcere brasiliano (Carandiru) un medico – attorniato da violenza, povertà, malattia, sessualità senza alcuna protezione, prostituzione, vecchi e nuovi rancori, droga, debiti contratti dentro o fuori dal carcere – contenendo il terrore e il dolore che è dentro e fuori di sé, sospendendo il giudizio, riesce a svolgere la sua attività di cura e ad ottenere la fiducia e la stima dei carcerati.

Il film è tratto dal libro autobiografico di Drauzio Varella, Estação Carandiru. Drauzio Varella è stato medico a Carandiru, il più grande carcere Brasiliano (giunto a contenerne più di 7.000 prigionieri, costruito negli anni venti per tenerne pressappoco un terzo) poi abbattuto dopo una sanguinosa repressione in cui la polizia ha ucciso secondo le stime ufficiali (a parere di alcuni carcerati molti di più) 111 prigionieri che dopo una iniziale e breve ribellione (senza particolari incidenti) si erano arresi ed erano disarmati. E’ tramite gli occhi e la voce del medico che si dipana il racconto della vita dei carcerati, che emergono alcune loro storie, costruite spesso anche con un misto di ingenuità leggerezza e menzogne, in realtà sempre, al di là delle apparenze, terribilmente e angosciosamente dolorose, desolanti, violente, insostenibili. Povertà, malattia (anche mentale), sessualità senza alcuna protezione, prostituzione, vecchi e nuovi rancori, droga, debiti contratti dentro o fuori dal carcere, sono gli elementi scatenanti di una continua violenza.

Il medico cura e ascolta, non giudica, non indaga, non cerca la menzogna dietro i loro racconti, non affonda il dito nelle piaghe sanguinanti. Pur nella paura che mai lo abbandona completamente riesce a costruire un buon rapporto con i carcerati che arrivano in infermeria e che incontra. Si guadagna il loro rispetto. Può solo curare, utilizzare a volte, o spesso, qualche palliativo, cercare di attutire un poco l’infinito dolore che è attorno a sé. Anche se può sembrare una goccia in un oceano di oceani questo è quel che fa. Come e perché riesca in tutto ciò mantenendo nel contempo partecipazione e distacco rimane un mistero, almeno per me. Sicuramente il libro potrebbe dirci molto di più a riguardo ma, che io sappia, non è disponibile nella nostra lingua. Non rimane a questo punto che sperare che qualche generoso editore si prenda un giorno il compito di tradurlo. (G.M.)

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