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Honoré de Balzac, Il medico di campagna, 1833, 1999 Garzanti

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[Un medico e sindaco di un paese di campagna persegue un'utopia patriarcale amministrativa, professionale, comunitaria]

Benassis, medico e sindaco di un villaggio di campagna, persegue in questo romanzo un'utopia patriarcale amministrativa, professionale, comunitaria. Racconta la propria vita ad un militare venuto a trovarlo per chiedergli un consulto ed eventuali cure. La narra nel mentre esercita le sue quotidiane funzioni e attraversa in lungo e in largo il villaggio che pian piano prende forma nella mente del lettore. Il suo attivismo e la sua intraprendenza, i suoi successi, sembrano in certi momenti l'altra faccia di una esigenza consolatoria e riparatoria, satura di onnipotenza e nel contempo depressiva e sacrificale, come se il benessere degli altri debba avere forzatamente il costo di qualche altra vita. Dalla annotazione che segue tratta dalla presentazione di Ferdinando Camon forse si può trovare una certa connessione tra tutto ciò ed il momento che lo scrittore sta vivendo.

Il medico di campagna – annota Camon – “Viene scritto nel 1833, quando la vita di Balzac ha appena cominciato a gustare il successo, anche nel senso mondano, e le pene del successo, in senso narcisistico. Balzac è stato bocciato nella sua aspirazione a deputato, illuso e deluso nell'amore per una nobildonna. La sua vita è in una fase di concentrazione e di ripiegamento. Sta cercando di riscoprire i valori dell'io, per usarli come medicamento e rivalsa contro gli errori e le ferite dell'avventura sociale. E romanzo di allontanamento dalla società, di ricerca di un mondo a parte, da trovare o da costruire, è questo Il medico di campagna: opera 'consolatoria' come tutti gli elogi della solitudine e i saggi sull'applicazione delle virtù che sono tipici di ogni letteratura nelle fasi storiche che seguono al crollo delle grandi illusioni collettive.”

Honoré de Balzac ((1799- 1850), autore di più di ottanta romanzi, è collocato tra i grandi scrittori realisti francesi dell'Ottocento. (G.M)

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