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Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, 1932, 2002 La Biblioteca di Repubblica

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[Un romanzo in gran parte autobiografico di un medico, poi diventato uno dei grandi scrittori del Novecento]

Una medicina maledetta, spesso cinica, che trasuda disgusto. Una visione orrenda irrisoria blasfema della vita in cui ogni giorno e ogni ora ognuno deve soprattutto sfuggire dalle ostilità e dalla persecuzione cercando di attutire il male - che tutto circonda e compenetra. La ricerca, per dimenticarlo almeno un poco, dei miseri piaceri che solo in parte sono disponibili a chi è povero (e il medico protagonista del romanzo così si ritiene). Questo telegraficamente mi sembra essere Viaggio al termine della notte di Céline, romanzo in gran parte autobiografico. Una lettura dolorosa, faticosa, ma forse necessaria. (G.M.)

[In copertina]

Pubblicato nel 1932, questo libro largamente autobiografico — libro dello sradicamento, della rivolta, del sarcasmo, dell`irrisione violenta e acuminata — è ormai considerato un fondamentale “classico” della narrativa europea del Novecento. Il clamore e lo scandalo che lo accolsero, con l'aura di “maledettismo” presto sorta a circonfondere tanto il protagonista quanto l'autore, sono facilmente riconducibili alla disturbante carica di verità che attraversa per intero il Viaggio, e che mette impietosamente a nudo sia le miserie dell'individuo sia quelle ben più gravi e profonde della società in cui si muove. Ai vagabondaggi del medico Bardamu dagli scenari della prima guerra mondiale all'Africa coloniale, dall’America del fordismo alla Parigi dei poveri, disegnano un quadro complessivo in cui qualsiasi valore morale ha perso tenuta, e in cui drammaticamente più labile e vaga si è fatta la distinzione fra il bene e il male: al duro sfruttamento dell’uomo sull’uomo nelle colonie francesi corrisponde quello del capitalismo americano, alla povertà dilagante degli uni fa eco quella degli altri, in un universo in cui la legge della sopravvivenza impone scelte spesso disgustose, talora aberranti. Eppure da questo tragico materiale Celine sa estrarre di frequente situazioni di esilarante comicità, in una mescolanza di dolore e riso superbamente sorretta da una scrittura assolutamente originale: una scrittura plasmata sul parlato, scandita da un ritmo incalzante e sincopato, in cui i termini gergali, il turpiloquio, elementarità e la distorsione sintattica sanno di continuo aprirsi a sprazzi di “sublime” ogni volta del tutto stupefacenti. Un vero e proprio “miracolo” espressivo, marchio inconfondibile della grandissima letteratura.

Louis-Ferdinand Celine (ma il vero cognome era Destouches) nacque a Courbevoie, nel dipartimento della Senna, nel 1894, e morì a Meudon, presso Parigi, nel 1961. Partito volontario per la prima guerra mondiale, fu gravemente ferito e decorato. Dopo la guerra, laureatosi in medicina, prese a vagabondare fra l’Africa coloniale e gli Stati Uniti, dove lavorò alla catena di montaggio della Ford a Detroit. Tornato in Francia, lavorò come medico condotto nei quartieri poveri della periferia di Parigi. Durante l’occupazione nazista della Francia, sposò in pieno la causa degli invasori, unendosi nell’ultima fase del secondo conflitto mondiale, ai tedeschi in ritirata. Per il suo collaborazionismo e per alcuni suoi scritti violentemente antisemiti, nel dopoguerra venne arrestato e successivamente condannato in contumacia, poiché nel frattempo lo scrittore era riparato in Danimarca, dove rimase esiliato dal 1945 al 1951. In quell'anno, amnistiato, poté tornare in Francia, dove rimase fino alla morte. Dopo Viaggio al termine della notte (1932), che è il suo romanzo d’esordio e anche il suo capolavoro, Celine pubblicò Morte a credito (1936), Casse-pipe (1949), Normance (1954), Colloqui con il professor Y (1955), Da un castello all'altro (1957), Nord (1960). Postumi uscirono Il ponte di Londra (1964) e Rigodon (1969). Intensa fu anche la sua attività pamphlettistica, in direzione antisovietica (Mea culpa, 1936) e antisemita (Bagatelle per un massacro, 1937; Le belle bandiere, 1941). Da ricordare anche i saggi riuniti nel volume Il dottor Semmelweis (1924).

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