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Michail Bulgakov, Cuore di cane, 1925, 1975 Rizzoli

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[Un medico-scienzato tenta un esperimento su un cane randagio cercando un argine contro la vecchiaia nel mentre un paese sperimenta una profonda rivoluzione politica e sociale. Ma cosa sta accadendo veramente?]

Michail Bulgakov (1891-1940) si laurea in medicina nel 1917, esercita per pochi anni la professione medica e poi l’abbandona per dedicarsi alla letteratura e al teatro. I conflitti con il regime stalinista condizionano fortemente la sua attività letteraria e la sua vita. Il suo capolavoro Il maestro e Margherita (che inizia a scrivere nel 1928) verrà pubblicato postumo, con lacune, solo nel 1966-67.

Cuore di cane è un lungo racconto – visionario, buffo, surreale – scritto nel 1925. Il soggetto non è particolarmente originale. Nei primi anni della rivoluzione russa un medico-scienzato di fama europea alla ricerca di qualcosa che arresti la vecchiaia e ringiovanisca tenta, con un suo fedele e fanatico collega, un funambolico esperimento trapiantando in un cane randagio l’ipofisi di un uomo giovane appena deceduto. L’esperimento non avrà l’esito sperato ma neppure quelli drammatici e mostruosi che altre volte sono stati rappresentati dalla letteratura di fronte a simili tentativi. Forse l’esito è questo perché drammatica e mostruosa è già la cosiddetta realtà che ormai tutto tende a mascherare e deformare, ad attutire, a confondere, una realtà a senso unico abitata più che da uomini da loro buffe e strampalate caricature agite ormai solo dalla ricerca forsennata della realizzazione di folli utopie (il potere demiurgico della scienza e della rivoluzione politica). Di fronte a tutto ciò sembra esserci solo, come atomo impazzito, il cuore "dell’arruffato spilungone sbrindellato vagabondo sfiancato cane randagio" Pallino, metafora forse nel contempo della natura e di un residuo giocoso e autentico di umanità ancora presente e resistente. (G.M.)

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