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Edward E. Rosenbaum, Un medico un uomo, 1988, 1992 Longanesi

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Un medico anziano (settantenne), competente e stimato specialista di reumatologia, direttore sanitario di una clinica, scopre di avere un cancro alla gola. L'esperienza vissuta ridefinisce improvvisamente e pian piano nel contempo (non si può in un lampo elaborare emozioni forti e compresenti quali l'angoscia, l'ansia, la paura, il terrore, la disperazione profonda, la rabbia incontenibile...) il suo modo di essere, di vivere, di pensare la medicina e di praticare la professione.

Il dottore aveva detto che avevo un'escrescenza o un cancro? Forse non avevo sentito bene. Non era possibile che stesse accadendo questo. I dottori sono i servi di Dio, si guadagnano l'immunità dagli ordinari problemi della vita.

Mi ero recato dovunque fosse necessario, curando tutti, ricchi e poveri, di tutte le razze e religioni, anche il nemico ferito durante la guerra. Avevo esercitato la mia professione e allevato quattro figli, tre dei quali erano diventati medici e avevano sposato dei medici. Sicuramente Dio non poteva avercela con me. (p.38)

Scritto in prima persona, con il protagonista della storia che ha lo stesso nome dell'autore, con vari dati personali della sua presentazione in copertina che coincidono con la narrazione, è veramente difficile pensare che quella che si legge non sia una testimonianza piuttosto che un romanzo. Così comunque è presentato ai lettori. La storia è approssimativamente quella rappresentata dal film omonimo, nel caso del libro però il protagonista è molto più anziano, ha una famiglia ben diversa (tre dei quattro suoi figli sono medici a sua volta) e qui si possono trovare anche altre osservazioni sull'esperienza emotiva ed umana vissute, e soprattutto più ricche annotazioni sul mondo medico e sanitario, sulla medicina. Passare dall'altra parte con il pericolo di una possibile malattia mortale è un'esperienza veramente radicale e, se non si è sopraffatti totalmente da essa e subito superata la si rimuove completamente, possono emergere consapevolezze e cambiamenti importanti. Rosenbaum, non ha solo toccato con mano cosa significhi essere dall'altra parte come paziente, cosa significa passare da un ruolo direttivo ad uno debilitante che può condurre anche alla dipendenza, dall'essere dirigente massimo di una istituzione a qualcosa di simile ad un anonimo paziente, ha vissuto tutto ciò, in più, come medico, come persona cioè che sa quali sono i limiti e le contraddizioni della medicina, le debolezze e certe perversioni della professione medica e dei sistemi sanitari. Sa tutto ciò e in tante osservazioni lo mostra e lo denuncia permettendo al lettore di capire perchè spesso non sia facile per un medico, al di là di quello che superficialmente si crede, curarsi tempestivamente e nel modo migliore possibile. (G.M.)

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