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Martin Winckler, La malattia di Sachs, 1998 / Feltrinelli 1999

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[Bruno Sachs è un giovane medico di base in uno sperduto paesino francese. Svolge il proprio lavoro con grande passione e competenza, con una attenzione estrema al malato, non solo alla sua malattia. Parallelamente all'aumento del proprio impegno lavorativo si sviluppa in lui un crescente disagio, una sorta di malattia. Cosa sia questa malattia è difficile precisarlo, non ha sintomi fisici significativi, particolari. E' Sachs ad essere malato o la medicina? Loro o la condizione umana?]

Martin Winckler è un medico quarantenne che ha esercitato la professione di internista fino al 1993. Da quel momento in poi si è dedicato alla scrittura, mantenendo solo un'attività in un centro di ortogenia e pianificazione familiare. La Malattia di Sachs è il suo secondo romanzo ed è difficile pensare che non sia un romanzo a carattere autobiografico.
Chi è Bruno Sachs, protagonista della storia? Qual è la sua malattia? E’ la sua una malattia diffusa (quanto?)? Rispondere alla prima domanda è rispondere anche alla seconda. Difficile impresa. Rispondere alla terza è un’altra storia ancora.
Concretamente Bruno Sachs è un giovane (quasi quarantenne) medico di base, figlio di un medico deceduto da tempo, che svolge la professione in uno sperduto paesino della Francia. La sua dedizione al lavoro è continua, senza pause, appassionata, disperata-disperante, totale, totalizzante. La sua adesione alla esperienza e alla vita dei pazienti è al limite della perfezione e del patologico, sempre predisposto ad un ascolto partecipe e rispettoso, sempre attento e sollecito nel fare tutto ciò che è possibile fare (è sempre possibile far qualcosa, anche quando il dolore irrompe senza confini e la morte certa è vicina), sempre presente e disponibile. Le persone attorno a lui (il romanzo è costruito prevalentemente dagli infiniti e caleidoscopici racconti dei suoi pazienti, dei colleghi, degli amici, delle persone a lui care) ce lo mostrano – in ambulatorio, a domicilio, in ospedale, al telefono, per strada – sempre attivo, puntuale nel suo soccorrere gli altri, competente, essenziale e non sfuggente, rapido ma non affrettato. La sua vita privata per gran parte del racconto – sino a quando non incontra una donna con cui condividere la vita – si limita ad un minimo di riposo, a cure affrettate e superficiali del suo aspetto, alla lettura e alla scrittura. La voce diretta di Sachs è solo una delle tante, quasi sullo sfondo. Quando emerge nel dialogo-monologo con se stesso è spesso rigorosa, estrema, a volte dura, tagliente, disperata-disperante, qualche volta ironica. E’ la voce di chi non vuole accettare compromessi, mezze misure, cedimenti, tanto intollerante con se stesso quanto accogliente con i pazienti.
Detto ciò che malattia è dunque quella di Bruno Sachs? La rabbia e la disperazione per una medicina che non sa stare all’altezza dei patti presi con i pazienti? Una incapacità personale a trovare una distanza sopportabile con la massa di sofferenza (irrazionalità, incomunicabilità, violenza, impotenza, ansia, angoscia, rabbia, tristezza, disperazione, amarezza, superficialità, ingiustizia…) che si associa alla malattia? Una consapevolezza sempre più profonda, certa – consapevolezza che si sta sempre più perdendo nella pratica – di come malattia fisica e condizioni esistenziali e sociali siano indissolubili, inseparabili, e di come quindi non si possa affrontare la prima senza occuparsi delle seconde? Un mix di tutto ciò? Difficile dirlo. Difficile escludere anche altre letture, ipotesi, interpretazioni. Un modo per rispondere a questi quesiti (e al terzo sopra riportato: E’ la sua una malattia diffusa (quanto?)?) potrebbe forse essere anche quello di aggiungere altre storie a quella di Sachs qui narrata, di confrontarsi con altri vissuti e punti di vista. Sicuramente anche questo ha spinto Martin Winckler a scrivere questa sofferta e coraggiosa sorta di romanzo-testimonianza, interessante occasione per chiunque voglia (operatori, pazienti, cittadini) fermarsi un momento a ripensare l’esperienza della malattia e della cura, le infinite implicazioni di questo rapporto, le fatiche e le sofferenze che operare in questo ambito comporta. (M.G.)

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