loga ausl della romagna
Rimini
Qr Code
URL della pagina
 

Marco Venturino, Cosa sognano i pesci rossi, 2005 Mondadori

Inserito in Romanzi e racconti - Ultima modifica il:

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

[Cosa sognano i pesci rossi è il dramma di un uomo che operato per un tumore si trova muto (come un pesce rosso) in un reparto di terapia intensiva, ma anche il racconto della fatica di vivere del medico responsabile di questo reparto. Non in secondo piano c'è la vita ospedaliera, anche con tutta la sua meschineria. Romanzo nel romanzo è che il narratore è un medico.]

A seguito di un tumore e di un intervento chirurgico che è difficile definire (sbagliato? non riuscito? inutile? crudele? tutte le cose insieme?), Pierluigi Tunesi, quarantacinquenne amministratore delegato di una grande azienda nel centro di una vita almeno apparentemente felice, si trova gettato in un reparto di terapia intensiva attaccato a tubi e macchine e senza potere più parlare, come un pesce rosso in una vasca. Nell’arco di poco tempo la sua vita è diventata irriconoscibile, incomprensibile, insostenibile, e non ha parole per dirlo. Vicino a sé, nei letti accanto al suo, coloro che sono caduti in questo baratro; dall’altra parte tutti, i medici, gli infermieri, sua moglie, sua figlia… la vita.

A dirigere il reparto di terapia intensiva c’è il medico coetaneo quarantacinquenne Luca Gaboardi, una delle facce verdi che ogni giorno si muovono attorno ai pesci rossi, che li guardano, li osservano, vedendo e sentendo in loro a volte, forse più di quel che sono disposti ad accettare, anche se stessi. Gaboardi qui c’è da tanto tempo, sembra da sempre. C’è, c’è e non c’è, spesso vorrebbe non esserci e nello stesso tempo sembra non sappia né possa vivere troppo distante da qui. Per starci sembra abbia dovuto fare terra bruciata attorno a sé (non ha famiglia e sembra neppure amici). L’alcol, che assume ancora in forma abbastanza controllata, una sessualità intensa e prorompente, lo aiutano (lo aiutano davvero?) a convivere con questo luogo (metafora ormai per lui della vita?) che lui stesso non saprebbe definire, così come ormai ha difficoltà a definire se stesso, ciò che vuole, ciò per cui vale la pena di lottare. Un disincanto e un abbattimento il suo che non sono mai però cinismo brutale e distruttivo. E’ questo disincanto, questo abbattimento, questa poi non tanto sotterranea depressione a permettere di tenerlo a bada? Attorno, nel contempo dentro di sé, non sullo sfondo ma in primo piano, c’è la vita del reparto di terapia intensiva, c’è tutto il groviglio enigmatico delle relazioni, le logiche assurde ipocrite distruttive dell’ambizione smisurata, del narcisismo professionale, la vita quotidiana faticosa e spesso frustrante di dedizione alla cura degli altri, la vita emotiva che spesso, troppo spesso, ferisce, apre vuoti.

Altro romanzo nel romanzo è che a scriverlo è un medico. Ho cercato qualche informazione in internet. Non ho trovato molto. Quel che basta però: Marco Venturino è nato a Torino nel 1957ed è direttore di Anestesia e Terapia Intensiva all’IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. (G.M.)

Questo sito non fà uso di cookie di profilazione di terze parti. Utilizza solamente cookie "tecnici" emessi direttamente dal sito per scopi editoriali o per permettere l'erogazione di servizi. Per maggiori dettagli leggere la "privacy policy"