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Maddalena Bertolini Fanton, Le mani nelle donne Storie di una levatrice, 1995 Guaraldi

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Maddalena Bertolini Fanton ha trent’anni ed è madre di tre figli quando scrive questo libro in cui racconta la propria esperienza professionale e personale, l’intreccio stretto, indissolubile, tra le due. Dopo gli studi classici si è diplomata alla Scuola di Ostericia ed ha svolto da subito con grande passione (molte pagine di questa testimonianza ci parlano, anche tra le righe, di questo) la professione di levatrice, prima in ospedale e negli ultimi anni assistendo i parti in casa. Non è stata per nulla facile la vita di Maddalena nella famiglia d’origine. Una madre depressa egocentrica e rancososa, un padre che non era mai dove serviva, due sorelle con le quali dover dividere un amore che forse non c’era, l’hanno messa continuamente ai ferri corti, l’hanno forzata a reinventare-rifondare se stessa per sopravvivere prima e per vivere davvero poi. L’incontro con un uomo poi diventato suo marito, una nuova vita famigliare come moglie e madre, non ultimo una vita professionale gratificante pur anche nei momenti difficili e faticosissimi, hanno certamente dato un grande contributo a questa trasformazione. Da un po’ di tempo a questa parte in più luoghi si parla di resilienza, della capacità di superare situazioni traumatiche, fortemente sfavorevoli. Di cosa sia fatta questa capacità non so ma penso proprio che questa di Maddalena Bertolini Fanton, oltre ad essere la testimonianza di una levatrice, lo sia anche in qualche modo di questa capacità di resistere e rinascere. Un duplice motivo, oltre ad altri certamente presenti, per leggere questo libro intenso, appassionato. (G.M.)

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