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Gabriella Turnaturi, Signore e signori d'Italia Una storia delle buone maniere, 2011 Feltrinelli

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[Una storia delle buone maniere in Italia dall'unità ai giorni nostri]

Di cosa son fatte le cosiddette buone maniere, di cos'è fatta la cosiddetta educazione? Chi cerca di definirle per chi? Chi soprattutto cerca di apprenderle e a che fini? Cosa è in gioco nella loro definizione? Questo studio di Gabriella Turnaturi è una buona occasione per cercare risposta a queste e ad altre domande e per aiutarci a comprendere un poco di più di che trama son fatte certe nostre relazioni, in che modi si tende a strutturare la cosiddetta socialità, di cosa anche è composto il cosiddetto costume dentro il quale e attraverso il quale viviamo. Ma lo scritto non è solo una storia delle buone maniere, è pure una dimostrazione e una decisa affermazione di quanto cortesia e rispetto non siano solo vuote formule e rituali antichi ma anche sostanza su cui si può e si deve ancora provare a costruire la nostra vita sociale in vistoso, e purtroppo continuo, degrado. (G.M.)

[In copertina]

Gabriella Turnaturi in questo documentato volume di piacevolissima lettura ripercorre lungo centocinquant'anni la storia della società italiana attraverso i galatei. I trattati di buone maniere e i manuali di bon ton sono una fonte preziosa, sono testi che, dettando regole e divieti, svelano le mentalità, gli usi prevalenti e i mutamenti del costume. I galatei raccontano molte storie: quella dell'immagine che una collettività ha o vorrebbe avere di sé; quella dei criteri di normalità, correttezza e signorilità; quella delle elaborazioni dei modelli di comportamento che nascono da processi di contrattazione e di accordo tra i diversi ceti. I galatei, nel sancire i codici di buone e cattive maniere in ogni ambito della vita pubblica e privata, sono un mezzo di affermazione di sé e distinzione per le classi dirigenti, la "gente perbene", ma svolgono anche una funzione educativa di omogeneizzazione e integrazione, sono un lubrificante delle relazioni sociali. All'indomani dell'Unità ai manuali di buone maniere fu assegnato il compito di rafforzare l'identità nazionale, sotto il fascismo furono usati per imporre i modelli della nuova donna e del nuovo uomo fascisti, mentre nel secondo dopoguerra e durante il boom si sforzarono di pacificare i conflitti latenti e di arginare il caos di una modernizzazione che sconvolgeva certezze da lungo tempo acquisite. Dopo il Sessantotto, quando pareva che spontaneità e informalità valessero più delle regole, si ripresentarono le norme di comportamento, in veri e propri controgalatei che segnano il passaggio dall'arte di saper vivere ai manuali di sopravvivenza. Dopo gli anni ottanta e fino a oggi, in una cultura di massa sempre più frammentata e narcisistica, i galatei si trasformano in prontuari di rapida consultazione per apprendere velocemente quanto serve per il successo e la carriera, senza più nessuna pretesa pedagogica. La storia delle buone maniere raccontata dai galatei si svela così, a poco a poco, anche come la storia dei tentativi di autoeducazione e di educazione che la borghesia italiana è andata facendo nel corso di più di un secolo prima di frantumarsi e, almeno per ora, arrendersi.

Gabriella Turnaturi è docente di Sociologia al Dipartimento di scienza della comunicazione dell'Università di Bologna. Ha scritto vari saggi sulla vita quotidiana e la sociologia delle emozioni. Tra i suoi libri ricordiamo, per Feltrinelli: Associati per amore. L'etica degli affetti e delle relazioni quotidiane (1991) e Tradimenti. L'imprevedibilità nelle relazioni umane (2000), tradotto in Giappone e negli Stati Uniti (Chicago University Press); e per Laterza: Immaginazione sociologica e immaginazione letteraria (2003).

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