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Sergio Moravia, L'esistenza ferita Modi d'essere, sofferenze, terapie dell'uomo nell'inquietudine del mondo, 1999 Feltrinelli

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[Di fronte alle ferite dell'esistenza, all'esistenza ferita, è forte la tentazione di voler eliminare il dolore senza cercare di comprenderne il senso, il significato, oggettualizzando l'uomo. In questo saggio Sergio Moravia ci aiuta ad evitare queste scorciatoie, questi errori, ci aiuta a riprendere contatto con le persone che volta a volta portano il dolore di esistere, a interrogare il loro e il nostro smarrimento.]

Sergio Moravia (1940) insegna Storia della filosofia all'Università di Firenze quando nel 1999 esce questo suo scritto. Ha già pubblicato vari lavori, alcuni tradotti in più lingue. E' uno studioso dell'illuminismo ma anche di alcuni autori del novecento (Sarte, Lèvi-Strauss, Adorno). E' un filosofo, un epistemologo delle scienze umane. I suoi studi ad un certo punto si sono focalizzati su come è stata pensata-esplorata-concettualizzata la mente nel mondo psi e dalle cosiddette scienze hard (fisiche, neurologiche, biochimiche) e sulle implicazioni pratiche che tali modalità hanno avuto, possono avere, in ambito clinico e sociale. E' soprattutto questo a mio parere il problema che attraversa questo saggio (insieme di saggi), davvero ricco di riflessioni, estremamente articolato e raffinato nelle osservazioni, scritto con un linguaggio che tiene insieme il rigore concettuale e la preoccupazione di comunicare con qualunque lettore si metta con interesse e calma a seguirlo nei suoi ragionamenti e confronti.

La mente non può essere ridotta ad una realtà fisica, organica, e neppure ad una serie di funzioni localizzabili nel cervello di un individuo, sostiene ed argomenta Moravia. Fare queste riduzioni, oltre ad essere un errore concettuale che una analisi rigorosa può svelare, ha implicazioni pratiche spesso negative per il soggetto che usufruisce delle terapie ad esse conseguenti e per l'idea che queste visioni convogliano. Dietro la pretesa di scientificità di queste teorizzazioni c'è una visione fortemente semplificata della mente e, implicita o meno, la promessa (illusoria, chi può prevedere il futuro?, e manipolatoria) di mirabolanti risultati che la ricerca scientifica un giorno lontano porterà. E' urgente liberarsi da tutto ciò.

A certa ricerca scientifica Moravia non contrappone un nuovo spiritualismo o un ricorso alla metafisica. La mente, ammette, è anche realtà fisica, organica, una serie di funzioni che certa ricerca descrive. Ma non è solo questo, né soprattutto questo. La fenomenologia, l'esistenzialismo, l'ermeneutica, alcune riflessioni e pratiche di certa psichiatria, una determinata ricerca sociologica, certa letteratura, mostrano altre strade per cercare risposte. La mente non può essere oggettualizzata, l'oggettualizzazione oltre che errata è pericolosa. Il massimo che si possa costruire sono tipologie ipotetiche che servono solo come orientamento per la ricerca e che non devono essere feticizzate. La mente è una costruzione ipotetica e probabilmente sempre approssimata, frutto di un soggetto (una persona) sempre in relazione ad altri, in situazioni volta a volta specifiche, dentro un contesto socio-culturale-storico specifico, di un soggetto che volta a volta si colloca in un universo di significati anche simbolici che sempre interpreta, di un soggetto che non può stare a rigore in nessuna classificazione perché l'esistenza è anche, soprattutto, avventura, enigma. Non è bene che siano solo le discipline psi e le cosiddette scienze hard ad occuparsi di questo problema. L'esistenza è ferita a volte, se non spesso, anche per qualcosa che non può essere definito mancante, guasto, malato, con lo stigma di una accezione solo negativa. Spesso è un certo modo di vedere-interpretare se stessi e il mondo ad aprire ferite e non sempre le ferite conducono una persona nel vortice della malattia e della follia. A volte sono anche, queste ferite, una occasione per iniziare a pensare un diverso modo di vivere con se stessi e gli altri. Ed è da esse che non poche volte nasce la tensione al cambiamento e la ricerca di nuovi e migliori modi di vivere insieme. Se non ho semplificato e deformato troppo il pensiero dell'autore è proprio questo il messaggio principale che vuol darci. Con le ferite dell'esistenza è purtroppo per fortuna necessario convivere.(G.M.)

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