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Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, 2009 Feltrinelli

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[Idee-miti strutturano la realtà e spesso, purtroppo, anche le nostre menti rendendoci spettatori straniti, distratti, disinteressati, a volte incupiti, della vita. Umberto Galimberti cerca con questo libro di farci uscire dal torpore, dal disorientamento, dallo straniamento in cui viviamo.]

Essere al mondo solo come spettatori straniti, quando non distratti, o disinteressati, o addirittura incupiti”..., è questo secondo Galimberti il destino di chi non riesce a confrontarsi davvero con alcuni dei miti più influenti che circolano nel nostro tempo e che strutturano la cosiddetta realtà al punto di fare di ognuno di noi  un loro prodotto, una sorta di loro protesi. Il libro raccoglie e rielabora articoli apparsi su Repubblica dal 1995 al 2008. E' mantenuto lo sforzo di farsi comprendere da un pubblico vasto e ogni capitolo può essere letto anche autonomamente. “Chi non conosce il suo limite tema il destino”... ricorda più volte Galimberti evocando la sapienza greca. Anche il senso profondo di questo monito è l'esito del confronto con i miti del nostro tempo. E' tra questi due estremi – non essere consapevoli e quindi non individui a tutti gli effetti presenti e cadere nella deriva delirante e narcisistica di sentirsi dei – che si gioca la possibilità per ognuno di fare la propria parte nella costruzione della vita collettiva. Liberarsi da idee rigide, stereotipate, semplicistiche fino a diventare false, falsamente rassicuranti, falsamente consolatorie, da automatismi, dai miti appunto, è per l'autore l'indispensabile presupposto per provare ad essere davvero nel mondo.(M.G.)

 

[In copertina]

Culto della giovinezza, idolatria dell'intelligenza, ossessione della crescita economica, tirannia della moda: sono alcuni dei miti di oggi che Umberto Galimberti passa in rassegna per smontarli e denunciarne la natura ingannevole, mostrando come i falsi miti siano in realtà "idee malate", non avvertite come tali, e quindi tanto più capaci di diffondere i loro effetti nefasti senza trovare la minima resistenza. Sono i miti del nostro tempo, le idee che più di altre ci pervadono e ci plasmano come individui e come società. Quelle che la pubblicità e i mezzi di comunicazione di massa propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che le rende appetibili e desiderabili. I miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi non logici, ma psicologici, e quindi radicati nel profondo della nostra anima. Sono idee che abbiamo mitizzato perché non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola rassicurano. Eppure molte sofferenze, molti disturbi, molti malesseri nascono proprio dalle idee che, comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero, non ci consentono più di comprendere il mondo in cui viviamo. Per recuperare la nostra presenza al mondo dobbiamo allora rivisitare i nostri miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli al vaglio della critica perché i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo.

Chi non ha il coraggio di aprirsi alla crisi, rinunciando alle idee-mito che finora hanno diretto la sua vita, si espone a quella inquietudine propria di chi più non capisce, più non si orienta.”

Umberto Galimberti insegna Filosofia della storia e Psicologia dinamica all'Università di Venezia. Con Feltrinelli ha pubblicato: Il tramonto dell'Occidente nella lettura di Heidegger e Jaspers (1975-1984), Psichiatria e fenomenologia (1979), // corpo (1983), La terra senza il male (1984), Gli equivoci dell'anima (1987), // gioco delle opinioni (1989), Idee: il catalogo e questo (1992), Parole nomadi (1994), Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica (1999), Orme del sacro (2000, premio nazionale Corrado Alvaro 2001), I vizi capita/i e i nuovi vizi (2003), Le cose dell'amore (2004), La casa di psiche (2005, premio Cesare De Lollis), L'ospite inquietante. II nichilismo e i giovani (2007). Con Apogeo ha pubblicato // segreto della domanda. Intorno a//e cose umane e divine (2008). Nell'Universale Economica Saggi e in corso di ripubblicazione l'intera sua opera. E inoltre autore unico di un Dizionario di psicologia (Utet 1992) di oltre quattromila voci, ampliato nell'edizione Garzanti (1999). Opere di Umberto Galimberti sono tradotte in tedesco, francese, spagnolo, portoghese, sloveno, greco, giapponese.

 

Indice [sono esclusi i titoli dei pararagrafi]

Introduzione [vedi sotto, riportata integralmente]

Miti individuali: Il mito dell'amore materno / Il mito dell'identità sessuale / Il mito della giovinezza / Il mito della felicità / Il mito dell'intelligenza / Il mito della moda / Il mito del potere / Il mito della psicoterapia / Il mito della follia

Miti collettivi: Il mito della tecnica / Il mito delle nuove tecnologie / Il mito del mercato / Il mito della crescita / il mito della globalizzazione / Il mito del terrorismo / il mito della guerra / Il mito della sicurezza / Il mito della razza

Indice delle opere citate

Indice degli autori

 

Introduzione
Vi prego, non siamo a scuola, e io non sono il vostro istruttore. Lasciate parlare le idee.
J. Hillman,
Forme del potere (1996), p. 23.

Conosciamo le malattie del corpo, con qualche difficoltà le malattie dell'anima, quasi per nulla le malattie della mente. Eppure, anche le idee della mente si ammalano, talvolta si irrigidiscono, talvolta si assopiscono, talvolta, come le stelle, si spengono. E siccome la nostra vita è regolata dalle nostre idee, di loro dobbiamo aver cura, non tanto per accrescere il nostro sapere, quanto piuttosto per metterlo in ordine.
La prima figura d'ordine è la problematizzazione di certe idee che, per ragioni biografiche, culturali, sentimentali o di propaganda, sono così radicate nella nostra mente da agire in noi come dettati ipnotici che non sopportano alcuna critica, alcuna obiezione. E non perché siamo rigidi o dogmatici, ma perché non le abbiamo mai messe in discussione, non le abbiamo mai guardate da vicino. Chiamiamo queste idee miti, mai attraversati dal vento della de-mitizzazione.
A differenza delle idee che pensiamo, i miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi che non sono logici, ma psicologici, e quindi radicati nel fondo della nostra anima, dove anche la luce della ragione fatica a far giungere il suo raggio. E questo perché i miti sono idee semplici che noi abbiamo mitizzato perché sono comode, non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola ci rassicurano, togliendo ogni dubbio alla nostra visione del mondo che, non più sollecitata dall'inquietudine delle domande, tranquillizza le nostre coscienze beate che, rinunciando al rischio dell'interrogazione, confondono la sincerità dell'adesione con la profondità del sonno.
Ma occorre risvegliarci dalla quiete che le nostre idee mitizzate ci assicurano, perché molte sofferenze, molti disturbi, molti malesseri nascono non dalle emozioni di cui si fa carico la psicoterapia, ma dalle idee che, comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero, non ci consentono di comprendere il mondo in cui viviamo, e soprattutto i suoi rapidi cambiamenti, di cui i media quotidianamente ci informano senza darci un discernimento critico che ci consenta di intravedere quali idee nuove dobbiamo escogitare per capirlo. E tutti sappiamo che essere al mondo senza capire in che mondo siamo, perché disponiamo solo di idee elementari a cui restiamo arroccati per non smarrirci, è la via regia per estraniarci dal mondo, o per essere al mondo solo come spettatori straniti, quando non distratti, o disinteressati, o addirittura incupiti.
Per recuperare la nostra presenza al mondo, una presenza attiva e partecipe, dobbiamo rivisitare i nostri miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli a critica, perché i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo, e non solo le ferite infantili ereditate dal passato che ancora ci trasciniamo. Critica è una parola che rimanda al greco kríno, che vuol dire “giudico”, “valuto”, “interpreto”. Ogni giudizio, ogni valutazione comportano una crisi delle idee che finora hanno regolato la nostra vita, e che forse non sono più idonee ad accompagnarci nella comprensione di un mondo che si trasforma anche senza la nostra collaborazione. Chi non ha il coraggio di aprirsi alla crisi, rinunciando a quelle idee-mito che finora hanno diretto la sua vita, non guadagna in tranquillità, ma si espone a quell'inquietudine propria di chi più non capisce, più non si orienta.
Ma forse l'orientamento vuole proprio una de-mitizzazione dei miti un tempo funzionali e oggi dis-funzionali alla comprensione del mondo, vuole un radicale superamento dell'inerzia della mente, della sua passività, per un pensiero avventuroso che sappia liberarsi delle idee stantie, per incontrare le idee nuove, da non bruciare sul nascere, ma con le quali intrattenersi, perché le idee sono fragili come i cristalli, ma talvolta cariche di una forza capace di distruggere le nostre abitudini mentali. Non sempre sono “idee chiare e distinte” come voleva Cartesio, spesso sono solo abbozzi di interpretazioni, che però consentono alla mente di allargare i suoi orizzonti, e a noi di diventare più tolleranti, perché più aperti e più capaci di comprendere, quindi di vivere.
Milano, 6 settembre 2009

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