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Conoscere l’organizzazione (2) / Etnografia sociale e organizzativa

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[L'etnografia sociale e organizzativa cercano di conoscere-interpretare realtà sociali concrete, avendo ben chiara la loro irriducibile particolarità. Le studiano stando il più possibile a contatto fisico con esse (come si dice, sul campo), con metodologie di carattere qualitativo (osservazione partecipante, interviste in profondità, lettura dei documenti prodotti...), producendo al termine del lavoro un resoconto scritto dell'esperienza conoscitiva intrapresa. Chi è disposto ad accettare i costi e il rischio che tale confronto con esse comporta può trovarsi di fronte una interessante occasione per decentrarsi, per vedersi con altri occhi, da altre prospettive.]

Una occasione per conoscere i luoghi in cui si vive e lavora, cosa tiene insieme le persone che li abitano, come è organizzata la loro vita, può esserci data, alla condizione di mettere in gioco certe risorse e di assumersi certi rischi, dagli etnologi sociali e organizzativi. I testi che di seguito segnalo sono a mio parere utili per farsi una prima idea sul loro modo di pensare e lavorare. Pur nelle differenze che si evidenziano tra un ricercatore ed un altro, per quel che ho potuto comprendere dopo una loro rapida lettura, l'etnografo sociale e organizzativo si caratterizza soprattutto per la consapevolezza :

- che ogni realtà sociale-organizzativa e culturale è unica, complessa, in movimento, e che non può essere indagata pensandola come una realtà completamente separata da colui che la indaga, con metodi solo o prevalentemente quantitativi (questionari a risposta chiusa, utilizzo di dati statistici...) e comparativi, preoccupandosi magari di inserirla o meno in una qualche tipologia già costruita o in via di definizione

- che quando il ricercatore studia una realtà sociale non va da essa spoglio da idee e pregiudizi ma con tutto ciò che ha ed è. In qualche modo, un poco o molto, inoltre poi la sua presenza influenza la realtà indagata e di tutto ciò è bene, per quanto possibile, tener conto

- che per conoscere una certa realtà è necessario essere presenti fisicamente in essa, stare per un certo periodo assieme alle persone che in essa vivono e lavorano. E' questa la cosiddetta ricerca sul campo praticata nel passato soprattutto da antropologi in società e culture cosiddette “altre” dalla nostra e da sociologi in ambiti di realtà a noi prossimi, inseriti nelle società in cui noi occidentali abbiamo vissuto e viviamo

- del necessario utilizzo di tecniche e di atteggiamenti che favoriscono la più ampia capacità di osservare la vita sociale e organizzativa nei suoi aspetti quotidiani, non solo particolari, eccezionali

- della necessità di tradurre tutto ciò che si è osservato e vissuto in uno scritto che si sostanzi in una qualche interpretazione della realtà esplorata.

In qualche caso l'etnologo entra in certe realtà sociali, se viene accettato, spinto soprattutto da propri (e di coloro del cui gruppo spesso fa parte) interessi conoscitivi (in questo caso le risorse per vivere le trova da colui che lo stipendia), in altre, sotto compenso, come una sorta di consulente. Poi vi è una forma che potremmo dire clandestina. E' intuibile che sono modi diversi di porsi in una realtà sociale e organizzativa questi. E' immaginabile che esistano anche forme miste, anche certe ibridazioni. Strettamente connesso a quello della relativa obiettività conoscitiva del ricercatore di cui si parlava sopra, è anche questo problema del non sempre facile rapporto tra chi opera e chi ricerca, tra chi è immerso nei problemi pratici e chi si muove invece in una dimensione più conoscitiva.

Chi lavora e chi vive certe esperienze sociali può avere bisogno a volte (anche se questo desiderio può intrecciarsi ad inevitabili ansie) di qualcuno che gli dia la possibilità di decentrarsi, di vedersi con altri occhi e con altre prospettive. E' questo che può darci l'etnografia sociale ed organizzativa che i testi di seguito elencati presentano.(G.M.)

 

 

Alessandro Dal Lago e Rocco De Biasi (a cura di), Un certo sguardo Introduzione all’etnografia sociale, 2002 Laterza

[In copertina]

Invece di ridursi a una metodologia chiusa e rigidamente definita, l’etnografia sociale si configura come uno stile di analisi: la descrizione di un particolare mondo sociale in base a una prospettiva non scontata. Questo volume costituisce un invito all’etnografia e offre al lettore una riflessione sulle tradizioni di ricerca e un’ampia rassegna di indagini sul campo in cui le diverse tecniche di analisi sono mostrate ‘dal vivo’.

Alessandro Dal Lago insegna Sociologia dei processi culturali presso l’Università di Genova, dove è preside della Facoltà di Scienze della formazione. Tra i suoi volumi più recenti: Non- persone. L’esclusione dei migranti in una società globale (Milano 1999) e Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio (Bologna 2001). Ha inoltre curato Giovani senza tempo. Il mito della giovinezza nella società globale (con A. Molinari, Verona 2001).

Rocco De Biasi insegna Sociologia presso il corso di Laurea di Scienze della comunicazione dell’Università di Genova. E’ autore, tra l’altro, di Gregory Bateson (Milano 1996) e Che cos’è la sociologia della cultura (Roma 2002). Ha inoltre curato Yuo’ll never walk alone. Il mito del tifo inglese (Milano 1998) e Riti d’oggi, numero speciale di “aut aut” (2001).

Indice [sono esclusi i titoli dei paragrafi]
Introduzione di Alessandro Dal Lago e Rocco De Biasi – Nota dei curatori

Parte prima – SaperiEtnografia sociale e storia di Augusta Molinari – Pratiche etnografiche e sapere antropologico di Federico Rahola –

Parte seconda – MondiL’etnografia del laboratorio scientifico di Luca Guzzetti – L’etnografia del pubblico dei media di Federico Boni – Il tifo calcistico di Rocco De Biasi – Vita quotidiana di Cosa Nostra: «normalità» della devianza? di Alessandra Dino –

Parte terza – ProfessioniEtnografia di una professione criminale di Alessandro Dal Lago ed Emilio Quadrelli – Il sapere dei magistrati: un approccio etnografico allo studio delle pratiche giudiziarie di Fabio Quassoli – Come si studia il lavoro della polizia di Salvatore PaliddaLa vita professionale degli insegnanti nelle loro parole di Devi Sacchetto


Claudia Piccardo – Angelo Benozzo, Etnografia organizzativa Un proposta di metodo per l’analisi delle organizzazioni come culture, 1996 Cortina

[In copertina]

Ogni organizzazione si confronta quotidianamente, oltre che con la dimensione tecnico-razionale dei processi di lavoro, anche con la dimensione simbolico-culturale rappresentata dalla molteplicità delle forme espressive che derivano dall'interazione tra gli attori organizzativi. Linguaggi e codici, miti e saghe, riti e cerimonie esprimono la dimensione della cultura e rivelano, attraverso di essa, le ragioni più profonde dell'agire organizzativo, orientando i comportamenti, segnando le decisioni, favorendo o intralciando i cambiamenti. In quest'ottica di riflessione si intrecciano discipline differenti, appartenenti all'ambito della psicologia, della sociologia e dell'antropologia. La ricostruzione dei loro percorsi conduce al paradigma etnografico. Questo libro si propone quale progetto interdisciplinare finalizzato a individuare i contenuti di un'analisi "naturalistica" delle organizzazioni intese come culture e le indispensabili opzioni di metodo che orientano il campo di indagine. A questo progetto si accompagna inoltre il tentativo di definire uno spazio possibile di confronto e di reciproca interazione tra prospettiva etnografica e prospettiva clinica, per uno studio delle culture organizzative in grado di contribuire concretamente al loro mutamento e al loro sviluppo.

Claudia Piccardo e ricercatore al dipartimento di Psicologia dell'Universita di Torino. Presso I'ISTUD (Istituto Studi Direzionali di Stresa) si occupa dei temi dell'organizzazione e della gestione delle risorse umane. In questa collana ha pubblicato Empowerment (1995).

Angelo Benozzo e assistente di ricerca presso l’ISTUD e docente di Organizzazione e gestione delle risorse umane.

Indice [sono esclusi i titoli dei paragrafi]

Introduzione

Perché un libro sull’etnografia organizzativa?

  1. Etnografia e cultura

  2. Alla ricerca delle radici dell’etnografia organizzativa

  3. L’etnografia organizzativa contemporanea

  4. La metodologia etnografica

Conclusioni

Verso l’integrazione tra approccio clinico e approccio etnografico


Attila Bruni, Lo studio etnografico delle organizzazioni, 2003 Carocci

[In copertina]

L'etnografia organizzativa consiste nell'osservare, descrivere e interpretare i processi quotidiani dell'organizzare. E un approccio che invita a guardare alle organizzazioni come a processi mai conclusi, arene di un (dis)ordine negoziato attraverso relazioni, linguaggi, oggetti e simboli. Il libro fornisce alcune indicazioni in merito al cosa significhi fare etnografia organizzativa e al come farla, mostrandone la rilevanza in termini teorici, metodologici, pratici e interpretativi.

Attila Bruni insegna Sociologia dell'organizzazione all'università “Cà Foscari” di Venezia. E' autore, con S. Gherardi e B. Poggio, di una etnografia organizzativa sulla reciproca costruzione di genere e imprenditorialità (All'ombra della maschilità Storie di genere e di imprese, Milano 2000)

Indice[sono esclusi i titoli dei paragrafi]

Premessa / 1. Un excursus storico introduttivo 2.L’etnografia nelle dinamiche organizzative 3.Iniziare un’etnografia organizzativa 4.Fare etnografia organizzativa 5.Trucchi interpretativi e politiche dell’etnografia - Bibliografia.

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