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Vladimir Jankélévitch, L’avventura, la noia, la serietà, 1963, Marietti 1991

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[L’avventura, la noia, la serietà, tre modi di vivere-abitare il tempo.]

Ogni aspetto della vita, anche quello lavorativo, è collocato nel tempo, nel ciclo vitale delle persone, in una storia organizzativa, in un tempo storico definito. Oltre a queste dimensioni diciamo oggettive del tempo ce n’è anche un'altra, che potremmo definire più soggettiva, vissuta. Comprendere in qualche modo come ci collochiamo in essa, come siamo condizionati da questo vissuto, a volte anche senza esserne consapevoli, può essere un’interessante occasione per riflettere sulla nostra esperienza, sulla nostra vita, professionale e non. Anche in questa direzione, come è facile immaginare, i percorsi e le proposte sono multiformi. Ne segnalerò, senza alcuna pretesa di sistematicità, alcuni, man mano che io stesso via via li incontrerò.

Il primo che presento è quello proposto in questo scritto da Vladimir Jankélévitch, filosofo e musicologo (1983-1985) di cultura e lingua francese, autore di varie pubblicazioni molte delle quali tradotte in italiano.

Premetto che non è facile, ma nemmeno impossibile, seguire l’autore di questo scritto nelle sue riflessioni e osservazioni. Difficilmente una sola lettura (ne ho fatte due in momenti diversi, una poco fa) è sufficiente per entrare davvero dentro a questa particolare scrittura. La sua densità necessita dell’avventura di più esperienze di confronto. Non mi invischio in un tentativo di riassumerlo. Mi limito solo a segnalarlo. E’ intuibile che non è la medesima cosa sentire la propria vita (o momenti della propria vita) governata (governati) soprattutto dalla ricerca di avventure, oppure soprattutto in termini di noia vissuta e forse a volte anche subita. Per chi intuisce queste differenze e ha vissuto e vive qualcosa di simile questo scritto di Jankélévitch è davvero un’affascinante occasione di riflessione e di autoanalisi. Semplificando e banalizzando al massimo il libro presenta una sorta di contrapposizione tra una vita giocata e proiettata in un futuro aperto e sovrainvestito di aspettative, nell’avventura, e una vita invischiata e impantanata in una sorta di eterno presente senza sbocchi, nella noia. Tra le mille sfaccettature sovrapposizioni e rimandi che ogni esperienza (stile di vita) ha, l’autore prospetta poi la nascita di una possibile sintesi in una vita segnata dalla serietà (una posizione in cui il tempo è inquadrato nel suo insieme e la vita si pensa dipanata in una lunga durata). E’ difficile capire se chi scrive immagini un movimento progressivo-maturativo tra questi  tre modi di esistere e se tramite questo ci parli della vita così come sarebbe bene che fosse. Non escluderei questa possibilità. Non conosco altri suoi lavori per sbilanciarmi in una tale interpretazione. Letto in questo modo o in un altro, comunque sia, questo saggio ci porta, senza indugi, immediatamente, dentro al cuore del problema. Una buona occasione per chi non ha voglia, o tempo, di tergiversare. (G.M.)

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