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Tullio Tentori, Il rischio della certezza Pregiudizio, potere, cultura, 1987 Studium

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[Anche in una età dominata dalla incertezza non è bene dimenticare i pericoli del possesso della (dell’essere posseduti dalla) certezza. Un importante e influente antropologo italiano ci aiuta a capire e a non dimenticare.]

Da più parti, da tempo, l’età in cui viviamo è stata definita in tanti modi ed anche un’età caratterizzata da una profonda e continua-ansiosa incertezza, dominata dal relativismo, e per i più pessimisti da uno sconfortante scetticismo e da cinismo dilagante. In una età in cui è sempre più difficile trovare identità stabili, punti di riferimento certi, forti, fa un certo effetto trovarsi di fronte ad un libro come questo di Tullio Tentori intitolato Il rischio della certezza (e pubblicato addirittura nel 1987, ma anche più volte ristampato). Che farsene?, ci si potrebbe chiedere. Oggi il problema sembra essere in un versante opposto, nei rischi della incertezza, e un tale titolo appare come qualcosa di profondamente inattuale e anacronistico. Quel che soprattutto sembra che ci manchi è una qualche salda certezza, un qualche punto fermo, fisso. Eppure la questione non è per nulla così semplice. Anche le certezze hanno i loro rischi e producono i loro danni, anzi anche molto di più di danni, vere e proprie catastrofi morali, sociali, storiche. Cosa accade quando si è (come individui, gruppi, nazioni) troppo – arrogantemente, superficialmente, banalmente, dogmaticamente, stupidamente, fanaticamente –  certi di se stessi? Accade che ci si satura di stereotipi e di pregiudizi, che ci si sente al centro del mondo, di tutto, accade che la mente si chiude in se stessa, che non è più ricettiva o lo è solo di ciò che amplifica purtroppo il nostro delirio, accade che ci si sente legittimati a decidere cosa è bene per gli altri, ad imporre loro (anche con ogni mezzo) un bene che in realtà a ben vedere è solo il nostro interesse (quindi un bene perverso e falso). Accadono queste e altre cose. Pur con la sua età questo lavoro di Tentori, senza psicologismi e con una riflessione di carattere antropologico-storico, ci aiuta ancora a stare in guardia da questi pericoli. Il problema è visto da più prospettive – tra popoli e culture, in una prospettiva storica, all’interno dei territori, all’interno delle stratificazioni sociali, tra i sessi. Con un intento anche didattico, con un linguaggio semplice e diretto Tentori ci aiuta ad essere vigilanti. Difficile negare, almeno a mio parere, che alcuni di noi ne abbiano ancora bisogno. E chi crede di non averne farebbe bene a non stare troppo tranquillo.

Tullio Tentori (1920-2003), uno dei grandi e influenti antropologi italiani del secondo dopoguerra, è considerato il pioniere italiano degli studi sul pregiudizio. (G.M.)

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