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Vito Mancuso, La vita autentica, 2009 Raffaello Cortina

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[Assumendo l’idea-possibilità della libertà, tra le trappole e le insidie della vita, fedeli e diffidenti verso se stessi fino a giungere ad oltrepassarsi nella ricerca della verità e della giustizia… verso una vita autentica. E’ questo il percorso  proposto, anche per laici, in questo saggio di uno studioso di teologia]

Cosa fa di un uomo un vero uomo? Cosa fa sì che la sua vita diventi un vita autentica, (vera, buona, giusta)? Sembrano domande a cui è impossibile dare risposte oggi, domande improponibili, quasi ingenuamente-scandalosamente ridicole per coloro che vivono nel disorientamento nello scetticismo e nel cinismo dilaganti. Eppure in questo saggio chiaro e appassionato Vito Mancuso ci prova e con modestia ed equilibrio propone una sua risposta. Perché una vita possa dirsi autentica a suo parere è necessario:
- scegliere-presupporre l’idea (ipotetica visione del mondo) che l’uomo possa essere libero
- che in questa libertà sappia affrontare le insidie della menzogna, dell’inganno, la sfida con le parti nere-grigie di sé, le trappole del narcisismo
- che sappia arrivare ad acquisire fiducia-fedeltà e nel contempo diffidenza verso se stesso
- che infine riesca ad oltrepassarsi per aderire finalmente a qualcosa di più grande (a ciò che si può definire nel contempo vero e giusto).
Dentro questo percorso con escursioni ed esplorazioni in vari ambiti il discorso si precisa e si arricchisce. Non ha molto senso qui cercare di riassumere queste ramificazioni.

Solo una citazione, per terminare:
“Un vero uomo è l’uomo libero da ogni servilismo esteriore, che non si inchina a baciare la mano di nessuno, né desidera che qualcuno si inchini a baciare la sua, atteggiamenti che contrassegnano l’esistenza all’insegna del potere e non della libertà. Ed è libero da ogni servilismo interiore, ripulisce la mente da parole e concetti uditi da altri, se non ne è intimamente convinto. Egli non obbedisce, pensa. Ma pensa per cercare di obbedire alla verità, perché sa che la più dura prigionia è quella verso se stessi e che essa può venire sconfitta solo da un amore più grande di quello verso se stessi, l’amore appunto, per la verità che si dice come bene e come giustizia.” (p.170)

Vito Mancuso è docente di Teologia moderna e contemporanea all’Università San Raffaele di Milano ed editorialista di Repubblica. Nelle edizioni Raffaello Cortina ha pubblicato nel 2007 anche il saggio L’anima e il suo destino. (G.M)

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