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Remo Bodei, Destini personali L’età della colonizzazione delle coscienze, 2002, Feltrinelli

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[Sempre più gli individui in occidente si trovano di fronte a se stessi, alla possibilità-necessità di definirsi, riconoscersi, governarsi. Nel contempo potenti forze e processi operano per inglobarli, fagocitarli, annullarli. Destini personali ci colloca, in una prospettiva storica, dentro a tale scenario e ci permette, se lo vogliamo, di ripensare la nostra posizione al suo interno.]

Quando scrive questo saggio Remo Bodei insegna Storia della filosofia all’Università di Pisa ed è già autore di molte opere, alcune tradotte anche in varie lingue. Due di esse (Scomposizioni. Forme dell’individuo moderno, 1987 / Geometria delle passioni, 1991) si connettono strettamente a questa che segnalo e formano con essa una trilogia. Come si vede dalle date di pubblicazione l’autore si interessa del tema dell’identità-soggettività-individuazione da almeno una quindicina d’anni.

Ho letto in tempi diversi, non ricordo inseguendo cosa, solo due altri libri di Remo Bodei (Geometria delle passioni 1991 / Il libro della speranza e della memoria 1995) e il saggio che presento una volta sola, senza essermi addentrato nelle note (un terzo circa del testo). Conosco quindi poco l’autore e superficialmente il libro. Nonostante ciò lo segnalo, pur senza addentrarmi più di tanto nel cuore dei ragionamenti e delle riflessioni in esso sviluppati. Lo segnalo per più ragioni. Per il fatto che oltre ad essere uno studio approfondito-accurato-rigoroso si presenta leggibile anche da chi, come me, ha un livello di cultura medio; per il fatto che ricostruendo una storia (quella di quando e come l’occidente, gli uomini occidentali, si siano trovati di fronte un problema sempre più importante-primario per loro: quello appunto della identità-soggettività-individuazione) ci ricolloca in una prospettiva storica che sempre più sembra venirci a mancare e di cui credo invece abbiamo sempre maggior bisogno; per il fatto che per il modo con cui fa questa ricostruzione ci permette di incontrare persone (filosofi soprattutto ma anche letterati, scienziati, storici, sociologi, psicologi, politici, ma anche le cosiddette ‘masse’) e processi socio-politici tra loro strettamente interconnessi e questa interconnessione ci fa sentire davvero, almeno così è accaduto a me, parte della storia; per il fatto che pur non nascondendo la propria posizione ci fa conoscere il più possibile obiettivamente quella di tutti i protagonisti in gioco; per il fatto che l’opera si presenta aperta, problematica; perché, non ultimo, ci mostra le tante facce che ha, e può avere, il problema oggetto della trattazione e riflessione.
E’ arduo sintetizzare un simile lavoro ma non è importante forse in questa sede farlo. In ogni caso non tenterò una simile impresa. Credo che ad ispirare questo lungo e impegnativo lavoro di ricostruzione attuato dall’autore sia stata l’intenzione di arginare il più possibile in noi stessi tutti i processi di fagocitazione a annullamento del sé in atto e in termini più propositivi quello di tentare di essere, pur consapevoli di potenti e ineliminabili condizionamenti, insieme ad altri il più possibile liberi di scegliere noi stessi. Un'altra ragione infine per motivare la segnalazione di quest’opera in questo spazio è la convinzione che tutto ciò non sia estraneo al lavoro, come il lavoro non è estraneo alla vita sociale, culturale, politica. A volte è solo andando lontano che si vede meglio ciò che è vicino. Credo che questo saggio rappresenti una di queste opportunità. (G.M.)

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