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Andrea Smorti, Narrazioni. Cultura, memorie, formazione del sé, 2007 Giunti (pp.190)

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Nella prospettiva della psicologia culturale, con una scrittura accompagnata spesso da brevi e istruttive narrazioni, in questo suo scritto l'autore ci conduce all'interno dei vari aspetti dell'esperienza narrativa e del pensiero narrativo.

La prospettiva entro cui l'autore si colloca, e con la quale interpreta e presenta il tema che gli sta a cuore, è la psicologia culturale. E' da questa presentazione che inizia il suo scritto. Per la psicologia culturale (o almeno per quella di A. Smorti così come io la interpreto) la mente, il suo sviluppo, non sono mai nettamente separati (e separabili, anche se questo purtroppo avviene nella mente di qualcuno) dalla realtà sociale e storica; la cultura non è un'entità esterna all'individuo dentro la quale questi debba entrare (è un processo errato di cosificazione della stessa questo); la mente di un dato individuo è culturale e crea cultura in misura diversa dal modo in cui la creano altri individui; la cultura personalmente intesa deve fare i conti con quella degli altri volta a volta presenti, per cui ciascuno è in una continua negoziazione (che è accordo ma anche conflitto) con altre persone; ognuno conosce la propria cultura a un livello locale, all'interno del microsistema nel quale vive; non ultimo, la psicologia culturale ha particolarmente a cuore l'attenzione a non colonizzare l'altro, al rispetto e alla convivenza con le diversità.

Con questa visione l'autore riflette sulla funzione, sull'importanza, che l'esperienza narrativa, sia per coloro che narrano, sia per coloro che ascoltano-leggono-vedono, ha, può avere. Le narrazioni punteggiano e accompagnano costantemente le nostre vite. Sono molto di più del racconto di una esperienza. Hanno molte funzioni. Possono essere strumenti per pensare, per capire, per capirsi, per curarsi, per proporre modi di affrontare certe realtà e di concepire il mondo. Esistono persone più predisposte di altre a pensare e a comunicare narrativamente, altre più predisposte ad un pensiero classificatorio e logico. L'esperienza narrativa, il pensiero narrativo, non sono riducibili a quest'ultimo. Anche portandoci il resoconto di sue ricerche e sperimentazione A. Smorti ci aiuta a capire tutto ciò.
Ultima annotazione. Il linguaggio dell’autore, anche arricchito da interessanti e istruttive narrazioni, non è pesantemente accademico e ciò rende lo scritto leggibile, a mio parere, anche ai non addetti ai lavori.

Andrea Smorti è ordinario di Psicologia dello sviluppo cognitivo presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Firenze. Si interessa da tempo del pensiero narrativo e della esperienza narrativa. Attualmente i suoi interessi sono rivolti allo studio della narrazione autobiografica delle esperienze traumatiche. (G.M.)

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