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Ulrich Beck, Costruire la propria vita. Quanto costa la realizzazione di sé nella società del rischio, 1997, 2008 il Mulino

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[Dentro il processo di globalizzazione in atto, in società altamente differenziate e in continua ridefinizione quali sono quelle occidentali, le persone si trovano sempre più spinte, forzate, a costruire la propria vita (lavorativa e non) in una condizione di continuo rischio ed incertezza. In questo scritto Beck ci aiuta a comprendere meglio tutto ciò, ad intravedere di questo processo alcuni aspetti pericolosi e disgreganti e alcune possibilità di resistenza ad essi.]

Che lo si voglia o no viviamo sempre più in società che ci condizionano a pensare che sta a noi e a nessun altro il compito di costruire le nostre vite, lavorative e non, che non ci permettono più di adagiarci ad appartenenze e identità stabili e definitive. Se ben si osserva non è difficile vedere che si è sempre più come forzati a realizzare noi stessi, ad aspirare a qualcosa che sempre ci manca, a lottare continuamente per raggiungere tutto ciò. E dobbiamo farlo nel rischio continuo di fallire, di soccombere, in competizione con altri, assumendoci pressoché tutto il carico di eventuali fallimenti, scegliendo continuamente tra molte opzioni possibili, nella incertezza e nel dubbio, sapendo che la nostra vita si gioca qui e ora in questa terra e che la nostra morte appare sempre più come qualcosa di definitivo e chiuso in se stesso. Ad alcuni (forse a molti) questa sfida può sembrare assurda e insostenibile ma il gioco dominante ormai sembra essere sempre più questo. In questo scritto Beck (sociologo di fama internazionale) ci aiuta a capire meglio tutto ciò, per quali ragioni si è arrivati a questo punto, cosa implica trovarsi e starci dentro, come si possa cercare di limitare i danni che questa condizione comporta e coglierne le opportunità rendendo più virtuoso un gioco, si fa per dire, che spesso è vizioso, emarginante, doloroso per tanti. (G.M.)

Di Ulrich Beck sono stati tradotti in italiano vari lavori: Che cos’è la globalizzazione (1999), La società del rischio (2000) I rischi della libertà (2000) Libertà o capitalismo? (2001), Un mondo a rischio (2003) La società cosmopolita (2003) Lo sguardo cosmopolita (2005)

Alcuni brani dal primo capitolo

"Nel mondo occidentale sembra che le persone desiderino innanzitutto condurre una propria vita […] [Si può dire anche che] la lotta per costruirsi una vita propria è divenuta ormai l’esperienza collettiva dell’Occidente" (pp.7-8)

[questa affermazione può sostenersi-argomentarsi con 15 tesi]

"Prima tesi: l’impulso coattivo e la possibilità di condurre una vita propria hanno origine all’interno di una società altamente differenziata. […] lo spazio sociale della vita personale è costituito anzitutto dallo spazio vuoto che una società in continua differenziazione apre al suo interno. […] il disincanto affossa le grandi certezze che un tempo regnavano sovrane, e le voragini che apre si trasformano nei teatri in rovina in cui può sorgere la vita individuale." (pp.10-11)

"Seconda tesi: quella che si definisce la propria vita non è affatto ‘propria’! […] Le persone si trovano a dover condurre una vita individuale in condizioni che, nella maggior parte dei casi, sfuggono al loro controllo. " (pp. 11-12)

"Terza tesi: la vita, lungi dall’essere ‘propria’ dipende totalmente dalle istituzioni. […] a causa dei cavilli burocratici e istituzionali che caratterizzano la modernità, oggi la vita è […] imbrigliata in complesse reti di benefici e regole burocratiche." (pp.12-13)

"Quarta tesi: […] in una società a rischio [quale è quella contemporanea] la possibilità di scivolare e cadere sono sempre in agguato, nonostante la sicurezza e il benessere apparenti. Di qui derivano l’ansia e il timore che pervadono anche i ceti sociali più elevati, tendenzialmente benestanti." (p.14)

"Quinta tesi: nonostante i vantaggi istituzionali (o forse proprio a causa di essi) e di un’incertezza spesso imprevedibile, la vita dell’individuo è in un certo senso condannata all’attività; in altre parole, essa è una vita attiva anche laddove viene meno la stessa struttura di aspettative e speranze. […] questo obbligo all’attività implica che l’eventuale fallimento diventa fallimento personale e che dunque non possa essere vissuto come esperienza di classe, o ascritto a una ‘cultura della povertà’" (pp.15-16)

"Sesta tesi: la relazione che si istituisce tra propria vita e proprio fallimento comporta che anche le crisi sociali (per esempio, i periodi di disoccupazione di massa) vengano scaricate sui singoli che li percepiscono come rischi individuali. […] le crisi sociali appaiono come crisi individuali." (pp.16-17)

"Settima tesi: le persone combattono per una vita propria in un mondo che, sempre più spesso e in modo più evidente, si sottrae al loro controllo e appare globalmente avvolto in una rete impenetrabile. Persino la soluzione del problema più ovvio, qual è quello di poter respirare aria pure, prevede che, in ultima analisi, venga sovvertito l’ordine industriale del pianeta. […] Con globalizzazione della propria vita non si intende tanto e solo un fenomeno economico, né è corretto identificarla con l’avvento di un sistema o di una società ‘mondiali’. ‘Globalizzazione’ significa azioni a grandi distanze, dunque un’‘assenza di luogo’ che ha origine dalla trasformazione dello spazio e del tempo, per effetto di mezzi in grado di consentire sia la comunicazione globale, sia lo spostamento di masse di individui. In questo modo non solo si formano i networks planetari, ma vengono anche dissipati gli orizzonti empirici di portata locale e personale. La propria vita è sempre più soggetta a modificazioni interne causate da eventi che hanno luogo dall’altra parte del mondo; allo stesso tempo, gli stili di vita locali sono recepiti e trovano ampia diffusione ovunque. La globalizzazione, in questo senso, è un processo altamente complesso e contraddittorio, che porta con sé nuovi conflitti e nuove forme di limitazione. […] la nostra settima tesi, quindi, è che la vita individuale è anche nel contempo vita globale. " (pp. 18-20)

"Ottava tesi: […l’ottava tesi è che] la vita privata è in pari tempo vita privata di ogni tradizione, poiché l’altra faccia della globalizzazione è data dalla scomparsa di tutto ciò che è tradizionale. Naturalmente, questo non significa che le tradizioni ormai non abbiano più alcun ruolo da svolgere: anzi, spesso avviene l’esatto contrario. Esse, però, ora vanno scelte, spesso inventate, e valgono solo in rapporto alle decisioni e alle esperienze degli individui." (p.20)

"Nona tesi: […] "la vita propria è una vita sperimentale. I ruoli tradizionali e stereotipati oggi non servono più; il futuro non può essere predetto da ciò che resta dell’eredità del passato; la vita si vive senza modelli storici di riferimento." (p.22)

Decima tesi: […] "la propria vita è anche vita riflessiva. La riflessività sociale (di cui fanno parte l’elaborazione di informazioni contrastanti, il dialogo, la mediazione e il compromesso) e la vita personale sono due termini dal significato sovrapponibile. A fronte di esigenze molteplici e spesso contrastanti, in uno spazio di globale insicurezza, la conduzione della vita deve essere attiva e organizzata in un modo che potremmo definire manageriale. La ricerca dell’’autorealizzazione’ e dell’’autodeterminazione’ non è solo un obiettivo individuale, ma anche un problema proprio dei sistemi parziali, che ricadono sulle spalle di ‘cittadine e cittadini divenuti di colpo maggiorenni’ sotto forma di ‘palliativi pubblici’." (pp. 22-23)

"Undicesima tesi: […] la struttura sociale della propria vita si forma in seguito a un processo di progressiva differenziazione e individualizzazione […] Le categorie di gruppo della società industriale vengono […] superate e trasformate dal punto di vista culturale, e anche le relazioni di vita tradizionali cominciano a dipendere da una decisione, dovendo essere scelte e difese contro altre opzioni possibili, nonché giustificate e assunte come rischio personale." (p.24)

"Dodicesima tesi: la vita individuale […] è oggetto di una seria valutazione. […] Nel corso della storia, il comportamento individuale è stato definito deviante o affetto da stupidità. [... oggi] l'individuale non può più essere [come un tempo] desunto a partire dall’universale." (pp. 24-27)

"Tredicesima tesi: […] la propria vita è vita radicalmente non-identica. [aggiungo io cercando di interpretare quel che segue e che non capisco più di tanto: mai identica a quella che è stata prima, mai identica a quella di altri, sempre enigma irriducibile a qualcosa di generalizzabile – Gilberto Mussoni] (p. 27)

"Quattordicesima tesi: la propria vita [è sempre più definibile] come vita morale o, in ogni caso, come vita orientata alla ricerca di una morale dell’autoderminazione, che ha origine dal basso. Questa morale non può essere identificata o confusa con forme o formule del ‘dovere’. Le quali, oltre che consunte e ormai superate, sono diventate contraddittorie. " (p.28)

"Quindicesima tesi: la propria vita è vita dell’aldiquà, e la sua fine è la fine. C’è una vita sola: quella che viene prima della morte, nel vero senso della parola. Questa è una delle ragioni essenziali a cui imputare il fenomeno, apparentemente contraddittorio, dell’odierna fuga nell’esoterico e della nascita dei movimenti religiosi più disparati." (pp.28-29) (G.M.)

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