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Alain Touraine - Farhard Khosrokhavar, La ricerca di sé. dialogo sul soggetto, 2000, 2003 Il Saggiatore

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[Incalzato da un collega in un serrato e ampio dialogo-intervista, Alain Touraine, uno dei principali sociologi contemporanei, argomenta e riflette sulla centralità che sempre più ha, nella società contemporanea, la costruzione della soggettività]

Sono sotto gli occhi di tutti, e anche spesso conficcate nella nostra carne con i piaceri e soprattutto i dolori che comportano, le grandi trasformazioni che le società contemporanee da decenni stanno subendo con ritmi sempre più accelerati, frenetici. Per cercare di descriverle si parla da tempo, tanto che ormai si prova anche una certa noia a sentirli ancora nominare, di perdita di riferimenti forti (ideologici, istituzionali), di società postindustriale, di società postmateriale, di società dell’informazione, di modernità liquida, di postmodernità, di spettacolarizzazione sempre più ampia della vita sociale, del dilagare del narcisismo, di trasformazioni epocali irreversebili (globalizzazione con tutto ciò che comporta), di un modello unico vincente (liberista), di incertezza-flessibilità-rischio-solitudine-frammentazione sociale che punteggiano sempre più le nostre vite, ecc…. Alain Touraine è un sociologo da sempre attento a questi cambiamenti, una personalità attiva nel dibattito internazionale. Sempre più di fronte a tali cambiamenti è venuta profilandosi in lui l’idea che nessuno ormai può più, e questa se si vuole è una condanna e nel contempo soprattutto una grande possibilità di liberazione, delegare ad altri la fatica e l’avventura della propria scoperta-realizzazione di sé, del diventare o meno un attore-soggetto sociale, intendendo per sociale ogni aspetto-ambito ormai della vita, non solo quelli in cui si cimentano soggetti collettivi, ma anche gli individui. Tanti più saranno i soggetti presenti in una società – così interpreto e sintetizzo il suo pensiero – tanto più sarà garantita in essa una effettiva democrazia e allontanati i pericoli, sempre in agguato, del comunitarismo, del totalitarismo, dell’integralismo liberista, spietato e cieco. Segnalo questo libro fantasticando che il lavoro del sito si muova nella direzione della scoperta della soggettività in un settore del lavoro, quello sanitario e sociale, e immaginandolo quindi come una possibile cornice e al contempo come una sorta di trama di sottofondo del nostro lavoro.

Alain Touraine, uno dei principali sociologi contemporanei, ha messo al centro della sua ricerca le trasformazioni del lavoro e della società postindustriale. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: La coscienza operaia (Franco Angeli 1969), La società postindustriale (Il Mulino 1970), Eguaglianza e diversità (Laterza 1997), Critica della modernità (Saggiatore 1997), Libertà, eguaglianza, diversità (1998 Il Saggiatore), Come liberarsi del liberismo (2000 Il Saggiatore) (G.M.)

Alcuni brani, alcune citazioni:

"Poiché il mondo è vasto e pericoloso, eterogeneo e discontinuo, la costruzione dell’Io diventa il solo principio di valutazione delle situazioni e dei comportamenti. Questo Io, però […], non coincide con l’individuo concreto, insieme di gusti, norme, conoscenze e ricordi, ma con la volontà di individuazione di ognuno." (p.12)

"Nel bene e nel male la nostra capacità di agire su noi stessi e sul nostro ambiente continua ad aumentare. […] [Checché se ne dica] gli effetti sulla crescita dei fattori non economici, in particolare l’innovazione scientifica e l’istruzione, sono sempre più evidenti." (p.14)

"Per capire meglio il mondo, occorre capire meglio se stessi. " (p.16)

"Al posto dell’attore sociale di un tempo [oggi] emerge il soggetto […] Questo soggetto non è puramente egoista, o narcisista, come sostiene i liberismo dominante, né totalmente votato alla causa collettiva e all’idealismo della virtù, come pretendeva una certa versione dell’Illuminismo.

Rifiuto del giacobinismo, richiamo al privato, tentativo di ricostruire uno spazio pubblico meno rigido, meno monopolizzato dal politico e più aperto alle rivendicazioni concrete; desiderio di una ricostruzione della nazione che tenga conto degli spazi nuovi che le gravitano attorno; richiamo alla cultura e alla creatività perché questo nuovo fondamento si basi sul privato e sul pubblico: è questo il vasto programma che attende il soggetto." (p.23)

"Siamo […] passati da una visione della attività centrata sui ruoli e i rapporti sociali a una visione centrata sulla affermazione della vita personale. A dominare non è più l’idea di classe dirigente, ma quella di globalizzazione, di egemonia e di difesa dei diritti dell’uomo. [Il dilemma oggi si pone in questi termini]: come possiamo, all’interno di un movimento così vasto, garantire individualmente e collettivamente una certa continuità alla nostra esperienza? [oggi] non si tratta più di identificarsi col progresso, con una classe sociale, ma di domandarsi, come sia possibile non smarrire il filo della propria vita, individuale e collettiva." (pp.29-30)

"Pretendere oggi di spiegare i comportamenti sociali a partire dall’economia, dalle classi sociali, dalla religione, dalla nazione e così via è diventato difficile, se non impossibile. […] Gli ambiti dell’etica, del potere, della produzione si separano e acquistano autonomia reciproca. La vita privata diventa un problema pubblico e il dominio sociale un problema privato. Questi mondi si incontrano senza tuttavia formare un insieme, e i loro rapporti sono gestiti da istanze politiche autonome: a partire da questo momento la nozione di democrazia prende il posto di quella di rivoluzione." (p.32)

"Abbiamo paura della spersonalizzazione, della società negativa, della società degli uguali, totalitaria." (p.34)

"Il soggetto è il desiderio di essere un attore, e si è attori ‘sociali’, non attori nel vuoto. L’attore sociale è capace di modificare il suo ambiente attraverso il lavoro o la comunicazione, ma questa azione sociale ha sempre avuto un fondamento non sociale, di tipo religioso, politico o, attualmente, etico." (p.37)

"[…] la cultura è entrata nella politica, la vita privata ha invaso la vita pubblica." (p.42)

"Per me soggetto, movimento sociale, democrazia sono inseparabili." (p.53)

"Il soggetto è ciò che di più debole, di più intermittente esista; non è un insieme di ruoli sociali, al contrario, è uno sforzo di desocializzazione che tuttavia non comporta il perdersi, ma il ricrearsi nel non sociale." (p.74)

"E’ necessario opporsi alla ricerca della purezza e della omogeneità." (p.93)

" [oggi] I punti di riferimento religiosi, consuetudinari o istituzionali scompaiono, ma contemporaneamente si rinforzano imperativi interiori quali il rispetto dell’altro, la dignità, la solidarietà. […] La soggettivazione presuppone l’instabilità, la deistituzionalizzazione, la crisi, la fede, la scoperta e l’affermazione di un ideale. […] l’utopia [è] il contrario del soggetto. L’utopia crea uno spazio totalizzante, l’utopia è il mondo della comunità, il massimo della stabilità." (pp.96-97)

"Ora non c’è più un ordine, manca un’integrazione fra sistema e attori. […] ci si avvia verso una decomposizione postmoderna degli insiemi, oppure verso la ricostruzione autoritaria o comunitaria di un principio di unità, o infine verso la ricerca di un soggetto personale. Quando parlo di soggetto […] faccio ricorso a ciò che resiste al sociale, ovvero al singolare, alla coscienza dell’individuo, al desiderio di essere attori. […] In un mondo dove non esistono più strutture, ma atti, processi, cambiamenti, imprevedibilità, rischio, l’individuo e la società cercano di essere padroni di se stessi." (pp.100-101)

"Il riferimento ai grandi valori è scomparso, sostituito da un individualismo dell’autenticità e dell’apertura verso gli altri: responsabilità personale e responsabilità collettiva perfino nei comportamenti più semplici come la cura del corpo e l’estetica. […] Scomparsa ogni forma di trascendenza, il problema diventa, al contrario, quello di riuscire a vivere insieme essendo diversi, cioè di rendere possibile la comunicazione tra persone differenti." (p.103)

"[Il male è ciò che nega l’autonomia del soggetto] nella forma della massificazione, del comunitarismo e soprattutto del totalitarismo." (p.106)

"[…] la vera sofferenza, oggi, è non riuscire a diventare un soggetto, lasciarsi travolgere dagli eventi." (p.110)

"[la soggettivazione] è la strada più diretta verso al solidarietà e la fraternità." (p.111)

"La relazione di tipo fusionale non è una buona relazione perché l’uno si fonde nell’altro oppure entrambi si fondono in una astrazione amorosa e sessuale. Tutt’altra cosa è parlare di reciprocità o di nuovo riconoscimento. In nessun tipo di relazione, interpersonale o collettiva che sia, l’unità, l’insieme deve prevalere sugli individui e sulla singolarità della loro esperienza." (p.113)

"[…] se in passato si soffriva del fatto di essere sottomessi a un ordine, oggi si soffre di un disordine che può provocare lo scatenarsi di forme estreme di dominazione. […] il soggetto vive nell’inquietudine e nell’incertezza." (p.117)

"[…] torno sempre su questa domanda; quale può essere il garante ultimo di tutte le mie scelte una volta che ho perso tutto, quando sono disorientato e dominato sia dall’interno che dall’esterno? C’è qualcosa che sostituisce Dio, l’uomo, la storia o la ragione? E do sempre la stessa risposta: il mio desiderio di singolarità, di individuazione, il desiderio di fare della mia vita una storia personale. […] [tutto ciò non è narcisismo] Il narcisismo è il contrario del soggetto perché è l’incapacità di separare, di distanziare l’Io dal sé. Narciso si guarda nello specchio d’acqua e annega. Il narcisismo non è un orientamento verso se stessi, è un duplice distacco, dal soggetto e dalla società. Narciso è incapace di impegnarsi in una azione o in una relazione che non siano superficiali per paura di perdere se stesso. Narciso è Don Giovanni che passa da una relazione all’altra con la costante paura di impegnarsi che lo obbliga a fuggire per il timore di perdersi." (pp.118-119)

"Viviamo in un mondo nel quale i problemi più generali non vengono visti, sentiti o concepiti in termini di tendenze storiche, ma vengono colti dal punto di vista dei diritti umani, della storie di vita, dell’affermazione o denegazione del soggetto." (p.122)

"Il mondo non è mai stato così ricco [come oggi] di movimenti sociali, di parole e di atti che mettono in discussione gli aspetti più profondi della vita umana." (p.124)

"L’impulso a mobilitarsi è dato non soltanto dalla miseria materiale, ma dal caos nel quale sono immersi coloro che non riescono a dare un senso alla loro vita." (p.125)

"[…] il soggetto si costituisce attraverso il conflitto […] si costituisce a partire dall’esperienza della decomposizione del sé sociale, ma implica anche l’invenzione di un progetto personale." (p.130)

"[…] il soggetto [è ciò che resiste] alla pressione della strumentalizzazione e del comunitarismo." (p.133)

"[…] I movimenti economici e politici sono stati sostituiti da altri, di natura del tutto diversa." (p.1339

"[…] all’inizio è la volontà di sopravvivere a costituire ‘l’attore sociale’: si tratta di lottare contro la legge del mercato o un’identità collettiva che minaccia di schiacciare l’individuo, il quale si trova rinviato a se stesso proprio attraverso questa duplice lotta. Il desiderio del soggetto non ha immediatamente un contenuto, un discorso; è il riconoscimento dell’altro come soggetto a offrirgli un contenuto e, in seguito, l’accettazione attiva delle condizioni istituzionali che rendono possibili e proteggono le azioni personali liberalmente scelte." (p.134)

"La soggettivazione […] è […] minoritaria, ‘anormale’ e tuttavia produttrice di senso. Il problema non è quello di creare una società ‘soggettivata’ bensì spazi di difesa contro la desoggettivazione. " (p. 135)

"Non è vero che l’individualismo attuale abbia come unico esito La difficoltà di essere se stessi, per riprendere il titolo di un libro di Ehrenberg sulla depressione. Negli anni sessanta, eminenti sociologi parlavano di un crollo dell’impegno pubblico. Non sono mai stato d’accordo, perché sono convinto che l’individualismo porti, al contrario, a un impegno collettivo di altro genere il cui fine è la difesa dei diritti personali. […inoltre occorre aggiungere che] Non è possibile rendere conto di un comportamento sociale unicamente in termini di partecipazione o non partecipazione; sono contrario all’idea che gli individui agiscano e pensino se stessi solo in funzione del ruolo che svolgono nella società. Vi sono comportamenti che non sono definibili in termini di partecipazione o di non partecipazione, ma di soggettivazione o desoggettivazione e quest’ultima è mortifera, come l’anomia conduce al suicidio." (p.139)

"[…] quello che chiamo soggetto non è fondato sulla trascendenza, ma è semplicemente un richiamo alla individuazione. […] il soggetto si costruisce sulla distanza, la denuncia, l’isolamento. […] all’inizio c’è qualcuno che dice NO." (p.143)

"‘Totale’ è la parola che più temo perché una realtà sociale si dà come realtà totale soltanto in virtù di una distruzione attiva e violenta non solo della diversità, ma anche del non sociale e di ogni desiderio di libertà. Dove c’è un principio totalizzante, nessuna azione è più possibile." (p.147)

"Il pericolo maggiore per il soggetto è la setta. […] Oggi il soggetto può manifestarsi soltanto attraverso la difesa dell’individuale, non può identificarsi in un partito, in una chiesa, in una nazione, in un testo sacro. Il soggetto ha bisogno della democrazia e ne è la ragione d’essere perché ispira un intero sistema giuridico ed educativo." (p.149)

"Quando parlo di movimenti sociali [… parlo di] un attore collettivo che [ha in sé…] la volontà di cambiamento e di riappropriazione della società. […] un movimento sociale ha un avversario sociale e la posta in gioco del conflitto è la gestione di una società reale. […] è costituito da una volontà collettiva, contestatrice e creativa, quindi positiva e non solo critica." (pp.150-151)

"Ad essersi esauriti sono i movimenti sociali di tipo politico, organizzati come eserciti e mobilitati in vista della presa del potere." (p.152)

"I movimenti appaiono deboli perché non hanno effetti istituzionali o drammatici visibili; spesso però la loro presenza nella consapevolezza di ciascuno è più forte di quanto non lo fosse quella dei movimenti precedenti. I militanti delle organizzazioni diminuiscono, ma sempre più gente si sente coinvolta. " (p.152)

"In poco tempo il linguaggio economico è stato sostituito da un linguaggio culturale e morale." (p.153)

"[…] la rivendicazione del soggetto è un movimento sociale e culturale." (p.153)

"[nella costruzione del soggetto] Prima viene la collera, poi l’amore o la solidarietà perché per trasformare la collera in azione positiva occorre sentirsi solidali con gli altri; in ultimo viene il passaggio all’idea di giustizia." (p.155)

"Non credo che lo stato, il principe, la chiesa, i quadri dirigenti e critici, possano e debbano, dall’alto, trasformare la società. La politica deve essere distinta dallo statalismo e si deve liberare lo stato dalla presunzione di incarnare un assoluto." (pp. 161-162)

"Il campo politico non si è affatto svuotato, si è spostato." (p.172)

"La novità attuale non sta nel tramonto della vita politica, ma, al contrario, nell’ingresso della vita privata nella sfera pubblica. La gente non sta a guardare il proprio ombelico: la sessualità, il cuore, la mente, le relazioni personali vengono considerati problemi pubblici. Stiamo assistendo alla formazione di un nuovo spazio pubblico, che vede l’ascesa della donna più che quella dell’uomo. Il tema dei diritti culturali implica un rinnovamento della scena pubblica." (p.174)

"[Pensando alla funzione dei media oggi direi che] non siamo spinti solo verso la confusione e la manipolazione, ma anche verso la scoperta riflessiva di noi stessi e la liberazione dei nostri desideri. […] Non credo al pericolo della medializzazione del mondo." (pp.182-183)

"I sistemi di informazione non determinano i comportamenti." (p.185)

"L’imposizione occulta di norme rappresenta l’aspetto negativo della televisione, positivo è invece il fatto che renda presente ciò che è distante nel tempo e nello spazio. Pericolosa è la violenza allo stato puro e peggio ancora il pregiudizio, il razzismo; positiva è la possibilità di sottrarsi al localismo, all’identificazione con una lingua, con una etnia. […] Si parla di conformismo della televisione, io vi trovo al contrario molta più trasgressione di quanta ve ne sia nella vita ‘normale’, ovvero regolata da norme. La televisione è più interessata alla vita privata o alla critica di un sistema sociale di quanto non lo siano i manuali di religione o quelli scolastici, risponde più all’individualismo borghese che alla propagande autoritarie: da qui il successo delle telenovelas brasiliane." (p.187)

" Se prima c’erano i grandi protagonisti della storia e coloro che difendevano i loro dèi, oggi ognuno di noi è costretto a cercare in se stesso la sua qualità di soggetto." (p.187)

"Siamo circondati da immagini di guerra, amore, violenza, sessualità, ma, nello stesso tempo, siamo abbandonati a noi stessi. […] Il chiasso del mondo ci mette direttamente di fronte a quello che possiamo e vogliamo fare di noi stessi." (p.189)

"La cosa importante è che […] il non sociale domini il sociale; in caso contrario sarà il trionfo del regno del denaro e del potere. […] I valori derivano dal soggetto, dalla società derivano le norme. Le norme sono di tipo utilitaristico; quello che è bene per la società è bene anche per me. I valori invece – per esempio i diritti dell’uomo – sono forme di difesa nei confronti del potere che la società esercita su di me o su se stessa." (p.195)

"[…] nelle società moderne la liberazione del soggetto si accompagna all’aumento dei rischi nei quali può incorrere." (p.197)

"Il nostro modo di vivere è più angosciante ma anche più ricco di speranza rispetto alle società precedenti." (p.199)

"la crescente sfiducia negli agenti di gestione e dei cambiamenti della società: i preti, i soldati, i capitalisti, i ministri, i sindacalisti […] sono disillusioni che potrei definire liberazioni." (p.199)

"Non si può mettere più la vita al servizio di qualche cosa, ma si deve metterla al servizio di se stessa e di quella degli altri. […] Costruire se stessi come soggetti dà senso e unità alla vita e questa gioia prende il posto della speranza." (p219)

"Si prova gioia non quando ci si integra nella società, ma quando si è in grado di trasformarla." (p. 222)

"Sono sempre più convinto che nelle nostre società, mentre la politica propriamente detta e il mondo dello stato non hanno più capacità creative ma unicamente di gestione, talvolta repressive, esista un mondo, che abbiamo imparato a chiamare società civile o spazio pubblico, nel quale liberazione, collera, sofferenza, giubilo si confondono. Lì abita il soggetto." (p.222)

"Vi è creazione di un movimento sociale e di conseguenza comparsa o affermazione di un soggetto quando la lotta contro l’avversario si associa alla difesa degli orientamenti generali di una società. Si diventa un soggetto non difendendo i propri interessi contro quelli degli altri, ma dando alla società una forma più libera attraverso la creazione personale." (p.224)

"Oggi l’individualismo si trova dalla parte dei dominati e non dei dominatori. Il punto più estremo del rovesciamento consiste nel fatto che il tema della differenza, un tempo aristocratico, è diventato democratico." (p.232)

"Ho sempre pensato che in ogni tipo di società vi fosse in gioco un fattore determinante, un orientamento, una coppia di opposti […] La posta in gioco fondamentale per la nostra epoca è la costituzione del soggetto contro la spersonalizzazione, soggettiva o oggettivista." (pp.246-247)

"Quello che fa una politica del soggetto è il contrario dell’integrazione, dell’adattamento, è la capacità […] di agire su se stessi e sulla società […] Non amo chi dice adattatevi […] Siamo sempre più scollati dall’esserci, dalla tradizione, dalla società e in questo vedo solo vantaggi. […] Non credo si possano spiegare gli attori attraverso le situazioni, al contrario occorre spiegare le situazioni attraverso l’azione, ovvero il conflitto tra una logica di liberazione dell’attore e le logiche del potere. " (p.260)

"Il campo sociale non ha più alcuna unità fondamentale. E’ fatto innanzitutto dello scontro tra il potere e il soggetto, tra l’imposizione di un ordine, di una gerarchia e di un discorso sociale e la loro contestazione in nome della libertà creatrice del soggetto." (p.261)

"Contro un potere onnipresente e impersonale la rivolta del rapporto con se stessi è costante. […] Penso che il male sia l’Uno, l’idea che la società e l’attore sociale siano un tutto retto da una forza centrale: il mercato, la modernità, il partito, l’islam, la globalizzazione. […] L’avversario del soggetto è il sistema, l’avversario del sistema il soggetto. […] il male sono totalitarismo, pulizia etnica, genocidio, omologazione." (p.268)

"Il soggetto si trova di fronte alla società, non dentro. Vi è rottura tra l’attore e il sistema." (p.269)

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