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Monique Selz, Il pudore. Un luogo di libertà, 2003, 2005 Einaudi

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Dopo la segnalazione di Floriana Raggi de La vita schiva di Duccio Demetrio ho pensato di riportare alcune pagine di questo libro nella convinzione che anche un confronto sul tema del pudore sia utile per chi sente l’esigenza di lasciare testimonianza della propria esperienza lavorativa.

[oggi] l’assenza di pudore colpisce molto di più che non i soli rapporti sessuali. […] si è trasformato [il pudore] in un valore ridicolmente ‘vecchio stile’, rivelatore di ‘complessi’, di sintomi patologici, indice di una inibizione anormale e fuori posto in questo secolo del ‘tutto è lecito’! Questa logica ha portato all’imperativo del piacere a ogni costo e alla esibizione dei corpi. […] Tutto viene mostrato e tutto può essere visto. […] sommersi di immagini sensazionalistiche che eccitano la loro emotività, gli spettatori ‘informati’ non hanno più i mezzi per pensare. […] In nome del diritto all’informazione cui possono fare appello i telespettatori, e del dovere di informare rivendicato dai giornalisti, tutto dev’essere mostrato. […] [si può parlare a ragion veduta di] ‘pubblicizzazione del privato’" (pp.9-24)

"[…] il postulato secondo cui l’assenza di pudore in seno alla coppia sarebbe una verifica dell’autenticità del legame è di ordine ideologico […] La guerra aperta dichiarata al pudore in quanto valore ereditato dal puritanesimo borghese conduce alla sempre più problematica scomparsa dell’intimità di ognuno." (pp. 28-36)

"[il pudore appare come] un atteggiamento o un meccanismo che interviene a costruire lo spazio proprio a ciascuno istituendo la separazione fra le persone. […] interviene […] a instaurare un limite all’ideale amoroso, che tende alla fusione. […] Il primo incontro dell’altro avviene nella ricerca dell’identico. Ciò che cerchiamo nell’altro e che ci attira è prima di tutto la proiezione di noi stessi. Ciò che il soggetto ama nell’altro è, per prima cosa, se stesso. Così, l’oggetto amoroso è insieme segno e negazione (o eclissi) dell’altro. Questa prima forma dell’amore è modellata sull’indifferenziazione e sull’appropriazione. Ma incontrare davvero l’altro significa sperimentare i limiti, il vuoto, la solitudine. L’amore è possibile solo se chi ama e chi è amato sono distinti l’uno dall’altro, e quindi separati. Si tratta di prendere le distanze dalla proiezione di sé per riconoscere l’altro in quanto tale, ma anche l’estraneo presente in se stessi. […] il pudore trova il suo ruolo nel determinare uno spazio proprio a ciascuno, nel fatto di garantirne i limiti, di proteggerlo dall’intrusione da parte dell’altro e, viceversa, di prevenire un’intrusione nello spazio altrui. […] il tentativo di colmare una mancanza, portando alla fusione, non può mai produrre un vero incontro. Ora, è molto spesso così che si sono create le unioni che un giorno o l’altro si risolvono con una rottura. […] Per assicurare la separazione fra le persone, è necessario mantenere un vuoto tra loro. […] [è importante] essere in grado di definire i propri limiti. E’ a partire di lì che si può tentare di trovare l’altro in sé e negli altri, per incontrarlo in uno scambio vero. Il pudore trova la propria funzione essenziale in tale processo. […] il pudore [è] una ‘sorta di discrezione, di ritegno, che impedisce di dire, di ascoltare o di fare certe cose che possono ferire la modestia, la delicatezza’ […] Bisogna […] domandarsi […] se gli attuali costumi non provochino nuove alienazioni ‘che nascono dalla dittatura della trasparenza, dalla diluizione della morale pubblica nella morale individuale, e dal valore mercenario dell’impudicizia, amplificato dalle tecnologie, dai media e più in generale dalla libertà del commercio e dell’industria.’" (pp. 45-56)

"[…] è la possibilità stessa della costituzione del nucleo dell’intimità a presupporre la possibilità di non dire tutto. Il precetto di una libertà di parola apparentemente senza limite si scontra, com’è inevitabile, con il problema di tale limite, che è proprio quello imposto dal pudore: tenere celata una parte di sé. Non dire tutto, conservare una parte per sé: è a queste condizioni che un essere umano costruisce la propria interiorità e che, di conseguenza, l’alterità può stabilirsi o riconoscersi. Ciò significa anche che una parte di mistero è sempre custodita e che resta instancabilmente qualcosa da dire. […] la funzione del pudore è di circoscrivere uno spazio proprio, e quindi di mantenere una distanza rispetto agli altri. Al contrario di quanto vorrebbe far credere la legge di mercato, esiste qualcosa di non condivisibile e di non appropriabile. […] Come si fa ad amare e a essere amati senza che questo rappresenti una minaccia soggettiva? Ci si trova costantemente in balia di due estremi, attratti e respinti dall’uno e dall’altro: da un lato, l’esistenza insieme con un altro e la totale soggezione a lui; dall’altro canto, l’esistenza solo con se stessi e l’annullamento dell’altro. Ricordiamo cosa dice Freud sull’argomento: ‘Un forte egoismo instaura una protezione contro la malattia; tuttavia, prima o poi bisogna ben cominciare ad amare per non ammalarsi e se, in conseguenza di una frustrazione, si diventa incapaci di amare, inevitabilmente ci si ammala’. La vita non è vita senza amore e l’amore è ricerca di unità, ma non porta a niente se uno dei due amanti scompare o si fonde con nell’altro. II paradosso è evidente: l’amore svanisce se ci si incarna ma, se non si incarna, a svanire è la vita. E’ chiaro allora che bisogna separarsi per amare, ma non c’è dubbio che bisogna essere sufficientemente in grado di perdere se stessi nell’altro – senza però che tale perdita sia totale – per amare e per vivere. Il pudore aiuta a trovare questo equilibrio, così delicato, così fragile, quasi inattingibile e mai sicuro, grazie alla sua funzione di mantenere presenti e separati i due amanti, ma anche grazie al suo ruolo di seduzione e di rinfocolamento del desiderio nella relazione intima. E’ soprattutto nel gioco di velare e di svelare che si manifesta l’erotismo e che nasce il desiderio. […] La costruzione e la conservazione di un proprio spazio non sono un imperativo di ordine ideologico, bensì una necessità vitale. (pp.91-97)

"La possibilità […] della costruzione del nucleo dell’intimità presuppone di essere in grado di non mostrare tutto e di non dire tutto. […] il momento in cui il bambino si rende conto che la ‘trasparenza’ non esiste e che i genitori ‘non leggono’ i suoi pensieri è fondante allo stesso titolo del riconoscimento della differenza fra i sessi. Ecco allora che la bugia, nell’adolescente, può avere un ruolo importante, per proteggere il proprio spazio, soprattutto di fronte ai genitori, se sono troppo invadenti – ma anche se non lo sono. Mentire può inoltre essere un modo per scoprire la non-trasparenza di fronte ai congiunti, e il fatto che l’altro non sappia cosa penso, a meno che io non lo manifesti in un modo e nell’altro. […] il pudore interviene […] a definire il confine di un luogo proprio a se stessi […] […] oggi non è più permesso dissimulare, velare. Non ci vergogna più tanto a mostrarsi quanto a nascondersi. […] la nostra società è fondamentalmente senza pudore. E il massimo di impudicizia è forse quello di essere convinti che tutto sia ottenibile e condivisibile da tutti, perfino quello che riguarda la sfera più intima. Il pudore va quindi considerato come un parafuoco, nel senso più forte, contro questo desiderio megalomanico, a cui manifesta e impone un limite. E se la collettività ha smarrito i mezzi per garantirlo allora è al singolo che tocca il compito di diventarne il guardiano individuale. […] Dopo eccessi che hanno portato al puritanismo da un lato e poi, dall’altro, alla società dell’esibizione senza limiti, è venuto oggi il momento di constatare che una comunità umana non può sopravvivere a lungo alla perdita del pudore." (pp. 105-131) (G.M.)

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