loga ausl della romagna
Rimini
Qr Code
URL della pagina
 

Ezio Raimondi, Un etica del lettore, 2007 il Mulino

Inserito in Saggi - Ultima modifica il:

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

[Un brevissimo saggio ad intensa densità riflessiva sulla letteratura, sul suo possibile ruolo, sulla responsabilità del lettore.]

Ezio Raimondi è professore di letteratura italiana nell’Univeristà di Bologna e autore di moltissime pubblicazioni che è inutile qui elencare. Riporto di seguito – inseguendo l’idea che ogni tanto riappare (e poi scompare) di costruire in questo spazio anche l’abbozzo di una sorta di antologia – qualche brano del suo scritto.

"[Dove siamo quando leggiamo? Qual è allora lo statuto della nostra soggettività?] Non c’è dubbio che quando leggiamo le parole di un testo le riempiamo della nostra esperienza. Leggendo, calati nella logosfera del testo, ci si può persino sentire, a occhi aperti, immersi in un sogno più vero e più vivo della realtà circostante. E tuttavia questo spazio sono io a costruirlo, per animarlo lo reinvento di continuo partecipando del suo movimento nello specchio attivo dell’immaginazione. […] mentre percorro le frasi di un libro, pur leggendo nel silenzio investo la mia voce, ossia qualcosa che viene dal profondo dell’intimità corporea, anch’essa, come il volto, espressione inviolabile della mia singolarità e diversità: e nel momento in cui si trasforma, quasi sdoppiandosi, per mettersi alla prova della parola altrui, ecco che la voce può scoprire un nuovo aspetto di sé, una forza che non si riconosceva. […] pur [essendo] spazio gelosamente solitario e individuale, la lettura non è mai un monologo, ma l’incontro con un altro uomo, che nel libro ci rivela qualcosa della sua storia più profonda e al quale ci rivolgiamo in uno slancio intimo della coscienza affettiva, che può valere anche un atto d’amore. La solitudine diventa paradossalmente socievolezza, entro un rapporto certo fragile come sono fragili tutti i rapporti intensi e non convenzionali, che aspirino a essere autentici. E qui forse, tra il lettore e lo scrittore, si producono lo sguardo, la coscienza, il faccia a faccia di una vera e propria relazione etica." (pp. 7-14)

"[…] il libro è un’estensione della memoria e dell’immaginazione e nella biblioteca, fra le sue immagini durevoli e mutevoli, ci ritroviamo in un ‘gabinetto magico’ di ‘spiriti stregati’ che si svegliano quando noi li chiamiamo, fantasmi che tornano a vivere solo in quanto un essere vivo dà loro voce e vita. Un testo è un segno di vita cui si deve continuare a dare vita. In questo consiste il mandato che si affida allo spazio silenzioso della scrittura. […] [nella] ricerca di un colloquio entro cui alla fine ritrova se stesso, il lettore non dispone dell’arbitrio di manovra di una soggettività assoluta, poiché leggere significa vedere e comprendere nella dinamica inventiva del testo una coscienza diversa, un altro individuo, circoscritto dalla sua posizione, dalla sua prospettiva temporale e culturale. […] " (pp.16-18)

"[…] gli scrittori […] hanno sempre saputo che lo scrivere è un progetto, un desiderio di colloquio in un misterioso e asimmetrico faccia a faccia. […] Se lo scrittore è l’origine […] il lettore si impone quale progetto o postulato per comprendere e riflettere l’appello con cui l’opera si indirizza al collettivo della socialità non meno che al futuro. […] quanto più il lettore si sforza di portare verso di sé ciò che si propone di comprendere, arricchendolo con la propria vitalità e la propria esperienza di senso, tanto più lo preserva nella sua integrità e nella sua differenza." (pp.21-25)

"Non si dà vero dialogo col testo senza avvertire la responsabilità dell’altro in sé. Ma a questo punto, vuoto di ogni egocentrismo e di ogni imperialismo, il lettore si ritrova in una singolare esperienza di libertà: non la libertà di un consumatore, ma veramente di un cooperatore, che attraverso la pazienza e l’inquietudine del capire incontra l’altro senza mai annullarlo, nello spazio strutturalmente bifocale di una autentica tensione conoscitiva. […] [come scriveva V. Nabokov un buon lettore] ‘è una combinazione tra il temperamento artistico e quello scientifico’ […] La letteratura esige attenzione in quanto costituisce il momento inventivo e insieme riflessivo del linguaggio comune, di cui ci fa scoprire la profondità e l'intimità, sin nelle sue zone più oscure facendolo diventare più umano. […] Chi legge bene, scruta le parole nel profondo, le percepisce nella loro corruzione, ne coglie le sfumature e le implicazioni, acquista il gusto esatto del particolare e del dettaglio. […] [Come scriveva V. Wolf] la lettura coinvolge insieme ‘una grande finezza di percezione’ e ‘una ardita larghezza di immaginazione’. Più la letteratura si definisce come processo percettivo, che chiede di guardare e sentire, e più deve, nello stesso tempo, creare una costellazione di astrazioni e di rapporti, educarsi a vedere degli insiemi, determinando un complesso di unità nascoste. Solo così il libro risulta altra cosa da un dossier di documenti, che risponde semplicemente a una logica aggregativa, per accumulo, senza la tensione a ricordare, a integrare e a costruire che è propria della esperienza della letteratura. […] il problema non è di sapere molte cose, ma di metterle a contatto, creando nuovi sistemi di relazione." (pp.27-34)

"Nel nostro universo della complessità e dell’incertezza rientra senza dubbio il fenomeno di una sconfinata molteplicità di tradizioni che si trovano a convivere in un mondo che, per un altro dei paradossi del presente, sentiamo di colpo più vasto e nello stesso tempo, con i nuovi strumenti della comunicazione elettronica, straordinariamente rimpicciolito. Ma l’economia planetaria, sappiamo, non elimina il dissidio anche sanguinoso degli interessi e delle visioni del mondo, l’ansia travagliata e talvolta intransigente dell’identità. Ciò che si profila è dunque un sistema culturale strutturalmente aperto e fluttuante, in cui confluiscono canoni, valori, comportamenti anche molto differenti e spesso in conflitto e in cui non si può fare a meno di un pluralismo autentico, fondato sullo scrupolo pensoso di ritornare di continuo sulla propria prospettiva parziale, senza abdicare alla singolarità ma impegnandola al confronto con il diverso, al gioco molteplice e spregiudicato della relazione, che la arricchisce anche attraverso il dissenso. Ora la lettura, con il suo spazio di figure visibili e invisibili, introduce ed educa esattamente a questa conoscenza, a questa compresenza di verità differenti nella pluralità libera delle coscienze. […] La nostra identità non è se non […] una armonia precaria e finita, sempre ipotetica, che determiniamo fra diverse facce del nostro essere nel gioco alterno della vita quotidiana, della nostra formazione e dei nostri ricordi, delle occasioni e degli incontri. E la letteratura è certo uno dei luoghi di questa molteplicità, anche perché nel momento in cui si colloquia con l’io di una poesia e con il personaggio di un romanzo è come se lo si chiamasse a diventare una parte di sé e si fruisse potenzialmente di una vita moltiplicata. […] L’immaginazione della letteratura propone la molteplicità sconfinata dei casi umani, ma poi chi legge, con la propria immaginazione, deve interrogarli anche al lume della propria esistenza, introducendoli dunque nel proprio ambito di moralità." (pp.43- 52)

"Nessuno più degli scrittori ha interrogato la legittimità della parola nella sua duplice funzione di verità e finzione, espressività e artificio, sicurezza e inquietudine, con il rovello che essa può essere trasparenza intima quanto tenebra e menzogna. La parola della letteratura si porta dentro la sua critica, la sua capacità di riflessione. E’ una parola suggestiva che diventa pensiero, a fronte dell’avvolgente rumore contemporaneo in cui troppo spesso la parola suggestiva che ascoltiamo tende a diventare non-pensiero. […] La letteratura resta alla fine irriducibilmente ipotetica, e lo sforzo dell’interprete si identifica e si avvalora […] nell’approssimazione di un compito infinito. Se non esistono testi assoluti, non si danno nemmeno letture assolute. […] Armato solo di istinto esplorativo, con la coscienza della propria fallibilità, [il lettore] sceglie per sé l’ordine sempre imperfetto e congetturale delle certezze parziali, delle verità che sono tali proprio per rinviare a un punto di vista che si riconosce limitato nel suo stesso impulso a autotrascendersi, e la cui sola possibilità di convalida e di crescita, di significazione, resta quella del rapporto con l’altro. […] al pari di un altro uomo, anche il testo deve essere considerato in ogni senso inesauribile.[Se la letteratura è diventata oggi periferica] essa può tuttavia trarre nuova forza precisamente dalla sua marginalità […] La coscienza poetica del mondo, è stato detto, si ottiene solo in un modo, mediante l’eccentricità. […] soltanto nella parola della letteratura l’informazione diventa esperienza e l’esperienza si trasforma in conoscenza. […] La nostra natura di esseri che si raccontano non può esaurirsi solo in uno schermo televisivo, tra i fantasmi dei suoi melodrammi effimeri e i suoi abbaglianti cliché romanzeschi, moderni o postmoderni. Nel silenzio della lettura, in una solitudine che ritrova una comunità di voci solidali e responsabili perché libere e diverse, la letteratura con la forza originaria della parola inventa e pensa, vincolata al tempo e al suo trascorrere inevitabile. Nel suo limite, oggi, sta anche forse la sua vocazione esistenziale, la sua funzione antropologica di trasformare la memoria in esperimento, in costruzione dell’uomo." (pp.56- 76) (G.M.)

Questo sito non fà uso di cookie di profilazione di terze parti. Utilizza solamente cookie "tecnici" emessi direttamente dal sito per scopi editoriali o per permettere l'erogazione di servizi. Per maggiori dettagli leggere la "privacy policy"