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Duccio Demetrio, La vita schiva Il sentimento e la virtù della timidezza, 2007 Raffaello Cortina

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Un libro denso e suggestivo, che va controcorrente in un'epoca in cui l'essere timidi è ritenuto uno svantaggio, una malattia, quasi una paura di vivere. L'autore si rivolge a coloro che, sottraendosi alle socializzazioni forzate, sanno rifugiarsi in una solitudine riflessiva e meditativa quale condizione utile a rafforzare la propria individualità.

Mi chiedo se chi non ha ancora prodotto testimonianze, e magari pensa che non le produrrà mai, appartenga a quella parte di umanità di cui Duccio Demetrio parla ne "La vita schiva". Alle persone timide, pudiche, che camminano in punta di piedi, con discrezione, attente a non disturbare gli altri, avvolte da un sentimento di riserbo e ritrosia che può rasentare la sottovalutazione di sé. A chi si riconosce in questo atteggiamento pudico e schivo, così controcorrente in tempi di competizione ed arroganza, posso consigliare la lettura di questo libro che sta dalla parte di chi arrossisce, di chi sa appartarsi, e osservare; di chi sa stare solo anche in mezzo agli altri e non ha paura di stare con se stesso. Saper tacere, saper essere delicati costituiscono un intreccio di virtù che possono significare una più intensa coscienza di esistere, e la capacità di affrontare dolore e sofferenza, oltre che di sperimentare vicinanza e solidarietà nei confronti di chi è in condizioni di fragilità e debolezza.

Questo libro considera la timidezza una virtù, una grande risorsa, qualcosa che aiuta a coltivare la propria dimensione interiore arricchendola di sfumature che valorizzano la vita emotiva e mentale.

L'occhio del timido è quasi aurorale, ha sguardo innocente, disponibile verso il mondo, verso la riscoperta di una ingenuità.

Il timido, nonostante il suo essere appartato, sa gustare l'esistenza, cammina godendosi la giornata, sente il piacere di essere immerso tra cielo e terra!

A tutti quelli che si riconoscono in questo breve ritratto e vivono una vita segreta, interiore, e introversa,sento il bisogno di lanciare un appello: ci interessano le vostre sensibili considerazioni sull'esperienza che vivete nel luogo di lavoro (sono tante le ore di vita che vi si spendono), ci interessano le vostre intuizioni, il vostro sapere, anche un piccolo accenno, una sfumatura, uno sguardo, una vostra personale angolazione sulla conoscenza acquisita. (F.R.)

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