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Filippo La Porta, L’autoreverse dell’esperienza. Euforie e abbagli della vita flessibile, 2004 Bollati Boringhieri

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[Una grande mutazione antropologica è in atto nei paesi più sviluppati dal punto di vista industriale. Che ne è in essa dell'esperienza, della possibilità di fare esperienza?.]

Che ne è dell’esperienza oggi? Che ne sarà domani se non si prenderà piena consapevolezza di ciò che sta accadendo? E’ su questi interrogativi che l’autore si confronta nel saggio chiamando in causa continuamente scrittori e pensatori-ricercatori moderni e contemporanei. Con alcuni di loro ci conduce, preoccupato ma non rassegnato, a toccare con mano il progressivo eclissarsi della possibilità di fare esperienza presente oggi nelle società più sviluppate dal punto di vista industriale, eclissamento parallelo all’instaurarsi di una realtà-irrealtà in cui viviamo sempre più composta di similacri, di espansione illimitata di fiction e spettacoli, di mondi sempre più virtuali. Qualcosa spinge sempre più gli umanoidi contemporanei (umanoidi perché sta avvenendo una grandiosa e potente trasformazione antropologica) a vivere in questa irrealtà. In essa l’esperienza che si fa, ammesso si possa chiamarla ancora tale, è senza pericoli, potenzialmente infinita, continuamente intercambiabile, reversibile. Più che un’esperienza è una pseudo esperienza. Non ci sono limiti, non c’è noia, non ci sono pericoli, non c’è rischio, non c’è passività, capacità d’attesa, non c’è storia, memoria, non c’è morte, non ci sono corpi. Quindi non c’è più esperienza, almeno così come l’hanno immaginata possibile pensatori e ricercatori provenienti da tante discipline o scrittori e artisti. Quando s’affaccia qualcosa che può far emergere tutto ciò basta tornare indietro (l’autoreverse) e seguire un altro percorso. In questa situazione siamo sempre più – scrive alla fine del suo saggio – "condannati a controllare per intero l’esperienza, a renderla comodamente reversibile, e così a perderla" (p.140). A tutto ciò l’autore, senza avere facili ricette, senza averne a ben vedere alcuna, ci invita a reagire e a resistere, e ci mostra, dando voce a tanti autori, che a far questo anche se forse in pochi e in minoranza non siamo soli.

Filippo La Porta, critico e saggista, è autore di varie altre pubblicazioni che non conosco. Tra esse quelle che dal titolo mi sembra possano avere più attinenza con il nostro lavoro: Non c’è problema. Divagazioni morali su modi di dire e frasi fatte (Feltrinelli, 1997), Manuale di scrittura creatina Per un antidoping della letteratura (Minimum fax, 1999). (G.M.)

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