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Luigina Mortari, Apprendere dall'esperienza Il pensare riflessivo nella formazione, 2003 Carocci

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[Immaginare la pratica professionale come l'applicazione nel lavoro di tutti i giorni di principi-teorie elaborati in uno spazio distante ritenuto superiore, quello della teoria o delle teorie, è un profondo errore che può anche condurre ad appiattire il lavoro di molti professionisti ad un mero eseguire e ripetere più o meno consapevolmente pratiche inadeguate quando non dannose. Quel che è necessario è invece apprendere ad elaborazione un sapere che sappia partire dall'esperienza, che sappia quotidianamente interrogarci ed interrogarla. Il libro ci conduce all'interno di questo cambio radicale di prospettiva.]

"Non tutto ciò che si vive […] è definibile come esperienza;
buona parte di esso si riduce alla mera presenza,
mentre si fa esperienza quando il vissuto diventa oggetto del pensare" (p. 42)

Immaginare la pratica professionale (il discorso nel libro è centrato su quella educativo-formativa ma vale anche per quella socio-sanitaria) come l'applicazione nel lavoro di tutti i giorni di principi-teorie elaborati in uno spazio distante ritenuto superiore, quello della teoria o delle teorie, è un profondo errore che può anche condurre ad appiattire il lavoro di molti professionisti ad un mero eseguire e ripetere più o meno consapevolmente pratiche inadeguate quando non dannose. Se questo ragionamento vale probabilmente per un po' tutte le professioni è ancora più valido per quelle educativo-formative e socio-sanitarie che hanno spesso di fronte situazione altamente complesse e problematiche. Più che di un sapere astratto e classificatorio da applicare (pressoché sempre eccessivamente razionalistico, tendenzialmente fobico verso la vita emozionale, decontestualizzato, poco utilizzabile nella pratica professionale di tutti i giorni, ecc.) ciò di cui queste professioni hanno per Luigina Mortari bisogno è un atteggiamento problematico, aperto, ipotetico, probabilistico, un sapere che sappia integrare vita cognitiva e vita emotiva, che sappia confrontarsi con il particolare che in ogni momento della vita si manifesta, che non separi vita professionale e scelte-prese di posizioni morali, che non abbia la pretesa di collocarsi in una sorta di vuoto sociale asettico, che sappia essere una pratica quotidiana di rispetto e sviluppo della propria e altrui soggettività, che abbia consapevolezza dei limiti che la conoscenza comunque ha, che soprattutto sappia partire dall'esperienza e ritornare continuamente a essa, che sappia apprendere da essa. Apprendere dall'esperienza significa divenire professionisti riflessivi, ricercatori, persone che non delegano più a ipotetici e spesso irraggiungibili esperti la soluzione di problemi che ogni giorno vivono. Certo non è una strada facile quella da percorrere per raggiungere tutto ciò, non facile né rapida. Senza promettere miracolose soluzioni ma comunque con passione e rigore l'autrice - connettendosi ad un approccio fenomenologico-ermenuetico a certa pedagogia e teoria critica - ci prospetta questa direzione di ricerca non solo con riflessioni e argomentazioni teoriche e metodologiche ma anche tratteggiando alcune pratiche concrete (il diario di bordo, l'autobiografia formativa, i gruppi di riflessione, la pratica dell'analisi degli incidenti critici).

Insieme al suo altro lavoro (La pratica dell'aver cura) già presentato non vedo al momento migliori strumenti di questi da segnalare per intravedere lo spirito e le prospettive future del lavoro del nostro sito.

Luigina Mortari è docente di Epistemologia della ricerca pedagogica all'Università di Verona. Tra le sue opere: Aver cura della vita della mente (La Nuova Italia, Firenze 2002); Apprendere dall'esperienza. Il pensiero riflessivo nella formazione (Carocci, Roma 2003); Un metodo a-metodico. La pratica della ricerca in Maria Zambrano (Liguori, Napoli 2006) (G.M.)

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