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Franco Ferrarotti, Il silenzio della parola Tradizione e memoria in un mondo smemorato, 2003 Dedalo

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L'autore nel saggio esplora i rapporti tra : Memoria – Esperienza – Identità - Modernità

Si parla e si scrive molto di ciò che va scomparendo, di realtà al tramonto. […]Questo vale, purtroppo, anche per la memoria. Se ne parla molto e, quanto più se ne parla, tanto più il mondo appare come un mondo di smemorati. […] La tradizione, l'esperienza sono svalutate, ridotte a reperti folkloristici. Non si riesce più a distinguere fra il nuovo, l'originale e ciò che è semplicemente diverso. Cade la possibilità del confronto, la consapevolezza che cresce sul ricordo. E' vero che si possono dare, come è stato temuto 'abusi di memoria', ma ancor più pericolosa è la mnemofobia, la paura della memoria, e quindi la tentazione dell'oblio come amnesia generalizzata che consacra il dissolvimento delle responsabilità individuali e collettive. Con la scusa di informarci, i mass media ci annullano. I media non mediano. Non comunicano. Non informano. Deformano. Trasformano. Enfatizzano e stimolano l'emozione contro la regola della ragione. Alla fine, de-realizzano la realtà. (pp.5-6)

Autocoscienza, meditazione, interiorità sono presto ridotte a parole vuote, atteggiamenti obsoleti, lamentevoli casi di perditempo per 'anime belle', ma in ritardo e inconsapevoli della genuina natura dei tempi moderni. Domina su tutto l'attualità, la moda. Nulla sembra più duratura dell'effimero. […] Ciascuno presume di costruirsi, da sé e per sé, il proprio 'ordine sociale', fondato sui propri impulsi spontanei, che per questo ritengono sovranamente 'autentici'. Illusione. (pp.45-46)

La memoria non solo non è una lastra passiva ma è in realtà una facoltà creativa che seleziona e trasceglie le esperienze, e quindi non solo 'ri-presentifica' il passato ma lo reinventa. Attraverso l'accumulo dei ricordi, la memoria costruisce la persona come insieme di idee e valori tendenzialmente coerenti, ossia la 'personalità' dell'individuo. L'identità non è infatti data una volta per tutte. Non è mai acquisizione permanente e la memoria, d'altro canto, va conservata come un bene fragile, precario deperibile. L'identità si costruisce, a poco a poco, in base all'esperienza. L'esperienza vissuta e ricordata, interiormente 'ritenuta' e rammemorata. In questo senso, la memoria è la componente essenziale per l'identità dell'individuo e per la sua eventuale integrazione nella società." (p.60)

Nel ricordo il passato-passato si fa passato-presente, rivive non solo come passato, ma con tutte le potenzialità, già presenti nel passato-passato ma che ora, nel passato vissuto, che viene adesso rivissuto, si prospettano come semi dell'avvenire, possibilità aperte sul futuro. […] La memoria conserva […] ma anche ricrea. Ricostruisce. E' dotata di una dimensione dinamica. Sviluppa. Conserva l'immagine del passato, ma fa anche crescere e garantisce il futuro. Intaccare e attentare alla memoria di un individuo come di un gruppo umano e di tutto un popolo significa attentare alle sue radici, mettere a repentaglio la sua vitalità, le basi della sua identità, orientamento esistenziale, comunità, capacità di fare storia. (p.61)

" […] l'identità individuale e quella collettiva non si ricevono in eredità, non si accumulano impersonalmente, ma si costruiscono, sono un compito culturale e storico e nello stesso tempo una responsabilità. (p.70)

Insieme eterogeneo di informazioni, la conoscenza che il singolo estrae dal patrimonio collettivo è sempre meno un supporto all'elaborazione della sua esperienza, e sempre più l'assorbimento in termini di consumo, di prodotti culturali slegati, il cui valore tende ad essere quello della loro spendibilità sul mercato culturale. L'uomo della 'semi-cultura', di cui scrivevano Theodor W.Adorno e Dwight McDonanld, sa molte cose, ma non ha 'esperienza': perché questa si fa nel rapporto intimo tra i contenuti della propria memoria e quelli della memoriacollettiva. (pp.95-96)

[Il ruolo della memoria appare] drammaticamente minacciato dalla discontinuità presente nei processi di innovazione e mutamento sociale. […] se la condizione moderna è quella di un divenire incessante, ciò deve porre condizioni particolari alla memoria. (p.112)

[Silenzio, tranquillità, pace interiore] è ciò di cui oggi si ha più bisogno e, d'altro canto, ciò che più manca. Una società tecnicamente progredita ci offre molte comodità e alcuni vantaggi rispetto ad altri tipi di società, meno dinamiche, meno prospere. Ma non ci permette di fermarci. Non concede tregua. Le società industriali e quelle che, forse non del tutto propriamente, si chiamano ormai comunemente 'post-indistriali', sono condannate allo sviluppo perché il loro sviluppo, non avendo uno standard trascendente di autovalutazione, è solo un'indefinita espansione. Crescono perché non sanno più come fermarsi. […] L'accelerazione della storia è così forte e nello stesso tempo così priva di significato che i grandi eventi si succedono nell'esperienza reale con la rapidità e il tasso di obsolescenza di un fotomontaggio. L'accelerazione della storia coinvolge il quotidiano. Si diffonde la fretta senza scopo. Si offusca il senso del télos. Viene meno l'intenzionalità, la capacità progettuale che trasceglie le mete ed organizza il processo sociale secondo un ritmo che è l'ordine del movimento. Tutti corrono. La spinta competitiva, puramente utilitaria, si presenta mascherata da imperativo morale. L'angoscia della scadenza, per una meta che resta da decifrare, provoca un vago disagio psicologico, l'impressione di essere nelle mani di un potere misterioso e incontrollabile, l'insicurezza psicologica e sociale di massa. Da esigenza strutturale produttiva, la fretta diviene abito interiore. Tutti corrono, ma senza sapere bene per dove e perché. Non si dà più l'accorrere, il correre verso uno scopo, bensì il puro e semplice correre come trascorrere, il correre come fine a se stesso. (pp. 138-140)

Bombardati da una molteplicità di stimoli neppure esattamente calcolabile, esposti a tutte le ore del giorno e della notte ai messaggi televisivi e dei telefonini cellulari, razionalmente slegati e frammentati, ma emotivamente potenti, giovani e adulti di oggi sembrano obbedire ormai a una sola 'logica', quella dell'armento, si auto-esteriorizzano, divengono stranieri a se stessi. Torna ancora la domanda: è ancora possibile tornare dentro di sé, auto-possedersi, interrogarsi sulle proprie esperienze vissute, saggiarne il significato, la sostanza, l'orientamento? (pp.140-141)

Franco Ferrarrotti (1926) sociologo, è autore di numerosissime pubblicazioni. Tra esse alcune più o meno strettamente collegate al tema del libro sono: Storie e storie di vita, Laterza 1981, Homo sentiens, Liguori 1985, La storia e il quotidiano, Laterza 1986, Il ricordo e la temporalità, Laterza 1987, La perfezione del nulla Laterza 1997, L'enigma di Alessandro Donzelli 2000, ,La convivenza delle culture Dedalo 2003 (G.M.)

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