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Storie che formano - Medicina della narrazione

Bifronte di Omero ed Asclepio
Omero ed Asclepio

Il progetto: narrare la propria esperienza professionale. Un invito al confronto.

Da un certo tempo in più luoghi si tenta di raccogliere e rendere accessibili le narrazioni di esperienze professionali, di vite professionali. Rilasciate e raccolte in certi modi, con una certa gradualità e con certe cautele, possono essere, sia per chi le narra sia per chi le legge, una occasione di crescita professionale e personale.

Le potenzialità

Narrare la propria esperienza può essere un'occasione per:

  • ripensare a ciò che si è fatto e si fa, per precisarlo e chiarirlo meglio a noi stessi (chi fa lavoro di insegnamento o di tutor sa quanto è utile anche per se stessi dovere far mente locale su ciò che sa e fa per poi confrontarsi con altri che svolgono la medesima professione o altre simili, vicine), per vedere meglio ciò che è veramente nostro (conosciuto veramente) e ciò che richiede invece un maggior approfondimento
  • precisare a noi stessi ciò che vorremmo meglio capire e chiedere ad altri, ciò che vorremmo fosse messo a confronto e in discussione
  • proporre allo scambio e al confronto gli aspetti più particolari e minuziosi della professione, quelli che non sono descritti ad esempio nelle procedure o nelle linee guida, oppure quelli che sono magari accennati in un manuale o in uno scritto di un esperto ma però spesso separati dalla realtà lavorativa effettuale e quindi sempre un poco astratti e distanti
  • avere un confronto più ampio (in termini di numero di persone e di luoghi-contesti in cui si fa esperienza) e approfondito (la scrittura ci può aiutare a scendere in profondità) con chi fa il nostro stesso lavoro, con persone che vivono una esperienza e parlano un linguaggio simili ai nostri
  • riappropriarci del nostro lavoro se per qualche ragione ci è un po" troppo sfuggito di mano e lo svolgiamo un po' troppo automaticamente
  • riesplorare anche gli aspetti emotivi, relazionali, organizzativi, etici del lavoro e reinterrogarci sulla loro interrelazione (è raro che la narrazione si limiti ai soli aspetti strettamente professionali e tecnici e spesso ci invita a riflettere su questa interrelazione)
  • dare un contributo alla memoria professionale collettiva
  • ....

 D'altra parte chi legge le esperienze dei colleghi può avere un'occasione per: 

  • ripensare, anche criticamente, la propria
  • trovare modi diversi e migliori per affrontare certe situazioni, certi problemi
  • trovare, a volte, colleghi con cui poter poi sviluppare più approfonditi confronti
  • vedere, toccare con mano, se ce ne fosse bisogno, quanti modi diversi ci sono per svolgere e vivere una stessa professione (leggere più testimonianze o storie di vita professionali è una sorta di allenamento per superare un certo naturale limitante e ingombrante autocentramento - una tendenza cioè a immaginare la nostra professione solo come noi la viviamo e la pratichiamo)
  • cercare di migliorare il nostro modo di lavorare partendo anche da queste diversità
  • ....

La gradualità e le cautele

Parlare di sé pubblicamente e per iscritto, seppur anche in forma breve, può essere difficile. Per questo è necessario procedere con gradualità e cautela, modulare questa esposizione. In una fase iniziale si consiglia di

  • narrare prevalentemente esperienze passate e con gruppi operativi diversi da quello con cui si opera attualmente
  • narrare brevemente e attorno ad ambiti definiti e ristretti (ne proponiamo qui noi, per iniziare, alcuni che potrai trovare in appendice)
  • prestare attenzione a non immaginare questa attività come una occasione per fare solo contestazioni (ad una critica è bene associare una proposta) o ad una occasione di puro sfogo emotivo
  • avere consapevolezza delle potenzialità che questa attività ha ma anche dei suoi limiti (ogni testimonianza è sempre una visione parziale del lavoro, della propria professione ed è bene non immaginarla come il modello da seguire ma solo come un possibile contributo ad un confronto e ad una discussione che potrebbero svilupparsi)
  • confrontare il testo prodotto con almeno un collega di cui si ha stima e mettere in conto qualche cambiamento alla prima stesura
  • non scoraggiarsi, soprattutto se non si ha troppa abitudine alla scrittura, dei primi tentativi a volte non troppo soddisfacenti.

Chi vuole intervenire in questo o in uno degli spazi che seguono può mandare i suoi scritti a:

Gilberto Mussoni - U.O. Formazione e Comunicazione - e-mail: gilberto.mussoni@auslromagna.it

oppure chiedere  la disponibilità per rilasciare una breve intervista ( tel. 0541-304902 )

Appendice

Proposte di narrazione

 

Un'esperienza lavorativa particolarmente formativa: Mentre operiamo apprendiamo, ci formiamo.

  • Tra le esperienze lavorative che hai vissuto ne ritieni una particolarmente formativa?
  • Puoi descriverla brevemente e provare ad esplicitare cosa in particolare pensi di aver appreso da essa?

La socializzazione al lavoro:

  • Che ricordi hai dei tuoi primi anni di lavoro?
  • Quali sono state le difficoltà che hai dovuto affrontare e come le hai superate, o si sono risolte?

La discussione del caso clinico:

  • Nella tua esperienza professionale hai mai partecipato a riunioni di équipe nelle quali si discutevano casi clinici?
  • Che ricordi hai di questa esperienza?

Rapporto con la narrazione dell'esperienza dei colleghi:

  • Ti è mai capitato di leggere materiali (testimonianze, storie di vita professionale) che riportavano esperienze di tuoi colleghi o di altri operatori socio-sanitari, o di vedere programmi di documentazione video che avevano i tuoi colleghi o altri operatori socio-sanitari come protagonisti?
  • Se sì, che ricordi hai di queste esperienze?
  • Conosci qualcuno dei tuoi colleghi che ha fatto questa esperienza?
  • Se sì, ne avete mai parlato e che idea te ne sei fatto?

La narrazione della propria esperienza:

  • Hai mai pensato di lasciare testimonianza della tua vita professionale, di una tua esperienza di lavoro?
  • Se sì, puoi raccontare quando è avvenuto e cosa poi ti ha fatto poi desistere o portare avanti l'esperienza?

L'esperienza di tutor:

  • Hai mai svolto l'esperienza di tutor?
  • Puoi raccontarla?
  • Quali sono state le principali difficoltà incontrate?
  • E' stata una esperienza che ha indotto anche in te alcuni apprendimenti?

Gratificazione nel lavoro:

  • Dov'è rintracciabile, da dove soprattutto deriva - nell'attuale o nella tua passata esperienza lavorativa - la gratificazione che ricevi mentre lavori, dal lavoro?
  • C'è stata una esperienza professionale particolarmente gratificante?
  • Puoi raccontarla?

Il cambiamento in ambito professionale:

  • Puoi rintracciare nella tua esperienza professionale momenti di particolare cambiamento?
  • A cosa si associano?
  • Puoi narrare un'esperienza che ha prodotto in te significativi cambiamenti?

Esperienza di équipe professionale:

  • Durante la tua vita di lavoro c'è stata una esperienza in équipe particolarmente significativa (in termini positivi o negativi)?
  • Puoi narrarla?

Riferimenti teorici:

  • Ci sono stati nella tua storia professionale alcuni riferimenti teorici (scuole di pensiero, autori) particolarmente importanti?
  • Puoi raccontare come questo rapporto è nato e si è evoluto?

Strumenti, tecniche, metodi:

  • Ci sono strumenti, tecniche, metodi che ritieni particolarmente importanti nel tuo lavoro?
  • Qual è stato il tuo rapporto con essi?
  • Come è evoluto?

Alcuni servizi si presentano e raccontano


Anoressie e Bulimie

Inserito in Della vita offesa

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Fabiola De Clercq, Tutto il pane del mondo Cronaca di una vita tra anoressia e bulimia, 1990 Sansoni
Alessandra Arachi, Briciole Storia di un’anoressia, 1994 Feltrinelli
Laura De Luca, Vuota per sempre Appunti dall’anoressia, 1997 Tea
Stefania Sabbadini – Luana De Vita, Trenta chili, 2006 Nutrimenti

Amy Silverstein, Con il cuore di un’altra, 2007, 2008 TEA11

Inserito in Della vita offesa

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Un trapianto di cuore subito a venticinque anni, diciannove vissuti con il cuore di un’altra donna (di una ragazzina). Amy Silverstein narra in questo libro la propria vita, la lotta infinità con un futuro rattrappito davanti, con i limiti, le ansie, le angosce, i dolori, i disagi pressoché quotidiani che la vita di un trapiantato comporta. Mostra anche, senza enfasi, la forza che, suscitata dall’amore e dall’aiuto ricevuti, le ha permesso di sopravvivere e qualche volta anche di tornare a vivere.

“Perché continuare in una perpetua maratona salvavita quando non c’è alcuna possibilità di un lieto fine, di una conclusione sana?” (p.11)

Julie Gregory, Malata per forza, 2003, 2004 Corbaccio (riedizione TEA 2008)03

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Essere costretta ad immaginarsi e presentarsi come malata e quindi essere sottoposta a inutili e distruttive terapie per anni da una madre perversa e malata a sua volta abusata… Non una classica storia patologica a due tra madre e figlia però… qualcosa di molto di più: la rappresentazione delle infinite ramificazioni di un abuso.

Questioni di cuore / Italia 2009 / Regia Francesca Archibugi

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[Un film sulla fragilità e precarietà della vita.]

Due uomini ancora giovani, con una vita molto diversa alle spalle, si trovano casualmente insieme in ospedale a seguito di un infarto che li ha ambedue colpiti e gettati improvvisamente in una condizione di paura, di tristezza, di disorientamento. Qualcosa,  non solo la comune malattia, li lega in una profonda amicizia che sembra essere il principale argine alla disperazione che potrebbe dilagare irreparabilmente nelle loro vite. Alternando momenti di relativa leggerezza a momenti profondamente angoscianti la loro esistenza e quella di chi è loro affettivamente vicino sta mutando profondamente. Purtroppo le loro strade non si dirigeranno nella stessa direzione e ancora una volta la vita di qualcuno verrà dolorosamente colpita, offesa, recisa. (G.M.)

La pratica dell’aver cura. Il lavoro in un racconto

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Incontro organizzato in collaborazione con il Centro per l'Impiego della Provincia di Rimini. Davanti ad un pubblico di soli ascoltatori alcuni operatori sanitari e socio-sanitari (Bartoletti Remo [operatore socio-sanitario], Daniele Daniela [ostetrica], D'Innocenzio Carmela [assistente sociale], Gasperini Valter [fisioterapista], Perazzini Marina [infermiere], Peschi Chiara [medico], Antonio Polselli [medico]) hanno narrato la loro esperienza professionale cercando di mettere a fuoco il loro aver cura degli altri, delle loro malattie, dei loro disagi.

L’arte di ascoltare e mondi possibili

Inserito in Esperienze formative

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[Momento formativo di 6 ore con Marianella Sclavi docente di Etnografia Urbana e Antropologia Culturale alla I Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano fino a tutto il 2008.]

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